Florida

Racconto di viaggio Stati Uniti

Questo, in realtà’ doveva essere il viaggio per il mio terzo IronMan, ma dopo il ricovero in ospedale e lo stop completo agli allenamenti non ho potuto fare altro che rimandare all’anno prossimo l’IM della Florida. Tuttavia, avevamo già’ pagato il volo, e già’ fissato le ferie, cosi’ siamo partiti lo stesso.

Panama City

31 ottobre, Panama City. Il volo per Atlanta sembra interminabile, anche se abbiamo due buoni posti vicino all’uscita di sicurezza che ci permettono di allungare le gambe. Il cibo offerto dall’Air France e’ ottimo, anche in economy. Quando arriviamo ad Atlanta, tappa obbligata per andare a Panama City, cominciano i guai. Come al solito ci siamo dimenticati di indicare sul modulo di ingresso (il famoso modello I-94W) dove avremmo soggiornato, per lo meno la prima sera, considerando il fatto che “una volta la’ avremmo deciso sul posto, data l’eccezionale offerta di motel”.

Cosi’, arrivati davanti all’immigrazione, per nulla convinto delle mie spiegazioni, ci incanalano nel “girone di sospesi”, ovvero un ufficio dove, dopo accurate indagini al pc, ispezioni pignolissime del bagaglio, domande su domande, dopo circa 2 ore ci rilasciano il visto (ma non era affatto scontato). E meno male che il volo per Panama City e’ dopo quattro ore, senno’ l’avremmo perso. Arriviamo alle 18, e dopo aver noleggiato l’auto procediamo alla ricerca di un motel, facilmente individuato in uno della catena La Quinta Inn, decisamente carino e molto economico, considerato che c’e’ la colazione inclusa.

1 novembre, Port St. Joe. Ci svegliamo alle 6, e dopo l’ottima colazione partiamo in esplorazione del Panhandle, la zona nord ovest della Florida, trascurata dalla massa turistica. La giornata e’ pessima, piove a dirotto, e dopo una serie di ridenti cittadine costiere, fra cui Destin, e Fort Walton Beach, arriviamo a Pensacola, una cittadina al confine con l’Alabama, che ha conserva ancora il centro con costruzioni storiche. Ma cio’ che appare chiarissimo sono i danni degli uragani abbattutisi di recenti, fra cui anche Katrina, ma non solo.

Ci fermiamo a Destin al Black Porch (menu) a mangiare ostriche (depurate) ed un’ aragosta assai elaborata ma indigesta. Sulla via del ritorno possiamo ammirare ponti spettacolari, che uniscono ogni isoletta, ma soprattutto un bel sole: pero’ non ha smesso di piovere e si forma uno spettacolare arcobaleno che anche i giornali riprendono, l’indomani. E’ buio quando ci fermiamo a Port St. Joe, al Port Inn.

2 novembre, Clearwater. Procediamo con queste super colazioni a base di cereali, porridge, waffles e toast, e con la pancia piena partiamo lungo la 98 che costeggia la costa ovest della Florida. Infine arriviamo a Tarpon Spring, tutta in stile greco, dai primi immigrati, nota per la pesca alle spugne. Dopo Dunedin attraversiamo il ponte e ci troviamo sull’isola di Clearwater. E’ novembre, ma il clima e’ favoloso, e non essendo “periodo” troviamo facilmente alloggio al Best Western.

Cosi’ dopo una rigenerante corsetta, la cena la passiamo in un buffet a base di pesce, crostacei, ostriche, granchi e sushi compresi.

3 novembre, St. Augustine Beach. L’importanza di un’ abbondante colazione e’ essenziale, e qui non si fanno certo pregare, a quantita’. Quindi All Bran con latte, bustine di porridge da scaldare al microonde, e caffe’. Ma non riusciamo ad assaggiare tutto cio’ che offre il buffet della colazione. Partiamo costeggiando le isolette fino a San Pete Beach che compongono il Pinellas, giusto dietro la baia di Tampa, collegata dal Sunshine Skyway Bridge, spettacolare. Stiamo puntando ad est, e dopo aver attraversato la penisola punteremo a nord.

Dobbiamo fare cosi’ perché’ sabato a Panama City Beach ci sara’ l’IM e non mi voglio perdere lo spettacolo, eppoi ho promesso ai miei compagni di squadra che sarei andato a fare il tifo per loro, come minimo. Passiamo Orlando senza fermarci (la faremo l’anno prossimo), scrutando gli immensi parchi divertimento, e dopo poco siamo a Daytona Beach, gia’, proprio lei. Neanche entrati in citta’ si vede il circuito, famosissimo per le gare automotoristiche.

Ma Daytona e’ famosa anche per lo “spiaggione” dove ci si va rigorosamente in auto. La quantita’ di Harley Davidson, poi e’ incredibile! Poi su ancora verso nord costeggiano un minaccioso e scuro Atlantico fino a St. Augustine, anche qui sdoppiata in Beach e non. Decidiamo di dormire alla beach e di mangiare in citta’, dove si accede tramite un ponte mobile detto dei Leoni. La citta’ e’ molto carina, un antico insediamento spagnolo con strade strette e pedonali, molto ben conservato.

Decidiamo di mangiare in un posto molto rinomato, il Santa Maria, ma e’ una fama molto usurpata. Certo, il posto e’ suggestivo, sulla baia tutto in legno, ma il cibo e’ pessimo, i fritti pesantissimi pieni di burro e di aglio. Che delusione! Ritorniamo all’Hapton Inn sconsolati…

4 novembre, Panama City Beach. Ritornando a St. Augustine finiamo la visita di questa deliziosa cittadina e imbocchiamo la 10 ovest, per ritornare a Panama City beach, dove arriviamo nel primo pomeriggio, dopo essere passati anche da Tallahassee, la capitale della Florida. Nonostante domani ci sia l’IM, che impegnera’ oltre 2400 atleti, l’offerta di alloggio e’ talmente vasta che non abbiamo difficolta’ a trovarne, nonostante siamo anche piu’ esigenti che in passato, e dopo un po’ di visite prendiamo una camera all’Holiday Inn, che offre anche una spettacolare vista sul golfo.

La giornata e’ caldissima, e facciamo una camminata in questa immensa distesa di sabbia (oltre 40 km) quando repentinamente in pochi minuti il sole cala. Solo le 17 meno qualche minuto, e lo spettacolo e’ incredibile. All’hotel le torcie si accendono attorno alla piscina, la musica parte e sembra di stare ai tropici.

5 novembre, Panama City Beach. Dopo l’abbondante colazione a buffet, ci dirigiamo verso la partenza, gia’ avvenuta alle 7 e difatti incrociamo i primi ciclisti. Dopo poco appare Pierluca, uno dei miei due compagni di squadra, in ottima posizione. Poi con molta calma, ritorniamo in hotel, Carla scegliera’ di passare il resto della giornata in spiaggia, io mi cambio e aspetto il ritorno di Pierluca dalla bici, per accompagnarlo nei primi 20 km della maratona.

Sara’ molto divertente, infatti Pierluca rimane sorpreso delle mie conoscenze: Ken Glah, colui che ha l’organizzazione dell’alloggio all’ IM del Brasile, mi riconosce e mi saluta calorosamente, e la tv che segue l’evento mi riprende spesso. Io che non concorro neanche…. Comunque dopo 20 km sono molto stanco, e devo abbandonare Pierluca, che sara’ bravissimo a completare l’IM in poco piu’ di 12 ore. vedremo l’anno prossimo cosa saro’ capace di fare io. La serata la passiamo cenando al Capitan Anderson, un ristorante del porto.

Brandon (Tampa)

6 novembre, Brandon (Tampa). Lasciati i clamori dell’IM, ripartiamo verso est, passando per Tallahassee, decisamente una citta’ del sud, siamo vicini alla Georgia, e qui c’erano parecchie piantagioni di cotone. Maciniamo chilometri su chilometri, e citta’, fra cui Lake City, Gainsville, la citta’ della Gatorade, Ocola, e quindi Tampa, dove decidiamo di fermarci in un sobborgo, Brandon. Anche qui in un La Quinta, che pero’ ha solo la suite, tanto bella quanto cara ($134.00) . Brandon ha una sola strada, piena zeppa di ristoranti dove c’e’ solo l’imbarazzo della scelta. A caso scegliamo l’Outback SteakHouse: carne eccezionale e patate fritte super, il tutto innaffiato da abbondante birra gelata.

7 novembre, Sanibel Island. Dopo l’abbondante colazione, partiamo alla volta di Tampa, ed in particolare per al visita dell’Ybor City, il vecchio quartiere dei sigarifici ora completamente ristrutturato. Poi, costeggiamo la Tampa bay per raggiungere St. Petersburg e di nuovo lo splendido Sunshine Skyway Bridge dove scattiamo alcune foto in una rest area. Qui in Florida le rest area sono luoghi dove ci si puo’ ristorare, riposare ed anche dormire la notte, la sorveglianza armata garantisce sicurezza.

Proseguiamo verso sud costeggiando il mare sulla 41, dapprima Bradenton, e di fronte, la Longboat Key, esclusiva isola piena di ville protette da altissime cancellate e pochissimi motel. Sabbia candida, palme e acqua verde azzurro. La percorriamo tutta pensando a vari espedienti per trasferirci qua, perche’ sembra davvero un paradiso. La 41, pero’, sulla terraferma, e’ uno strazio, semafori continui, traffico e percorriamo pochissimi chilometri. Non ci resta che riprendere la veloce 75, per uscirne a Fort Myers.

La guida Mondadori consiglia il gruppo di isolette di fronte a Cape Coral, Sanibel e Captiva, collegate dall’ennesimo ponte, a pagamento (un furto, $6.00! rispetto ai precedenti, pagati ca. $1.00). Sanibel, dunque. L’impatto e’ incredibile: vegetazione fitta e tropicale, ambiente intatto, poche case e motel posizionati in maniera “eco compatibile”. Scegliamo, fra i tanti, il Shalimar Resort, che ci offre una splendida camera con cucina e patio direttamente sulla spiaggia. Questa spiaggia e’ famosissima per le conchiglie, ed infatti ne e’ ricoperta.

Ci spogliamo ed in un attimo siamo in spiaggia, ma e’ impossibile sdraiarsi al sole poiché’ miriade di moscerini arrivano a disturbare la quiete, e quindi non rimane che passeggiare. La raccolta delle conchiglie coinvolge tutti, cosi’ come la pesca. Infatti numerosissimi sono i pesci che saltellano fuori dall’acqua. E dove ci sono pesci ci sono uccelli: aironi, ibis, Fa buio alle 18, e non c’e’ illuminazione, cosi’ raggiungiamo l’unico agglomerato urbano dell’isola. A fatica troviamo l’Island Cow, suggerito dal gestore del nostro resort.

Sembra che tutta l’isola si sia data appuntamento qui, infatti prima di sederci aspettiamo 50 minuti. Ma ne valeva la pena. io mi sono scelto pezzetti di alligatore fritti come antipasto e secondo, Carla dei gamberoni piccanti per iniziare e a 4 aragostine. Infine ci dividiamo una mezza dozzina di ostriche. Con 2 birre paghiamo $65.00. Purtroppo saltiamo i dessert, siamo troppo pieni!

Everglades

8 novembre, Key West. Obbiettivo Everglades! Ripercorriamo a ritroso la Sanibel Island, ritornati sulla terraferma, ripresa la 75 che a Naples punta ad est chiamandosi Alligator Alley, autostrada che taglia il Big Cypress N.P. Prima di Fort Lauderdale puntiamo a sud diretti a Florida City, ingresso del parco delle Everglades, ma con nostro grande stupore il parco e’ chiuso! Wilma, l’ultimo uragano di questo tremendo 2005, ha distrutto tutto non piu’ di 15 giorni fa, e quindi dopo una visita al visitor center decidiamo di affrontare i ponti delle “Keys”.

Key West

Fa molto caldo, e viaggiamo con calma. Gli effetti di Wilma sono evidenti anche qui, e ai lati delle strade cumuli di macerie si susseguono. Ci volgio 3 ore per percorrere le 130 miglia che separano la terraferma da Key West. Gli alberghi sono piuttosto cari, e troviamo posto al Blue Marlin, a pochi isolati dal centro che si sviluppa lungo la Duval Street. Partiamo a piedi per per arrivare al molo, da dove si gode di uno spettacolo unico, il tramonto, ma be presto ci perdiamo per negozi e bar, cosi’ decidiamo di fermarci allo Sloppy Joe’s, il locale reso famoso da Ernest Hemingway.

C’e’ una confusione incredibile, una band suona pezzi classici, tutti bevono e noi, di buon grado, ci gustiamo una Pina Colada. L’atmosfera e’ rilassata, e quando usciamo la gente gia’ si avvia alla cena. Cosi’ facciamo anche noi, dopo esserci cambiati in motel, al Crabby Dick’s, carinissimo ma spaventosamente caro.

9 novembre, Key West. Dopo la peggior colazione di questo viaggio, partiamo alla ricerca delle spiagge, iniziando proprio dalla nostra via, la Simonton Street. E’ inaccessibile per i danni dell’uragano, e cosi’ costeggiamo la strada finche’ non riusciamo a trovare un accesso. Le case che danno sul mare, ora calmo e tranquillo, sono molto provate, alcune proprio sventrate, e con palme spezzate e allagamenti di box ancora visibili. Poi arriviamo alla spiaggia davanti allo Sheraton, gia’ in fase di restauro, e visto che e’ molto tranquillo, ci sdraiamo al sole.

Poi, presi da un raptus decidiamo di circumnavigare l’isola, e la cosa sarebbe anche carina, se un solleone non ci costringesse dapprima in un food market per una bibita fresca, poi in un ristorantino cui non avremmo dato venti centesimi, ma dove gustiamo ottime insalate greche e polpa di granchio. Dopo essere tornati in hotel, e un meritato riposo, partiamo alla volta della casa di Hemingway e per il famoso “Zero mile” il miglio zero della Freeway 1, e di corsa a vederci il tramonto dal pontile. Applauso allo scomparire del sole.

Miami Beach

10 novembre, Miami Beach. Il viaggio di ritorno e’ noioso, ma ci rallegriamo quando arriviamo a Miami Beach. La Oceanm Drive e’ come ce la trasmettono in tv, i palazzi sono realmente liberty, ed anche il nostro hotel, il Viscay, e’ in un edificio liberty. Andiamo subito in spiaggia, e la sera ceneremo sulla Ocean, come tutti qui, al Seabar, ottimo.

11 novembre, Miami Beach. Decidiamo di puntare a nord, sulle spiagge non meno famose di quelle californiane, con l’unica differenza che qui c’e’ meno jet set, e quindi meno “mondanita'”. Ma quanto a soldi, non credo debbano invidiare nessuno. Cosi’, arrivati a Jupiter, ritorniamo sulla costiera passando via via North e West Palm Beach (dove ci fermeremo a pranzare), Lake Worth, Boca Ranton Pompano Beach e Fort Lauderdale.

14 novembre, Bologna. Siamo ritornati con un tempo orribile, ed il bagaglio aperto ed ispezionato. E dire che fino a ieri pomeriggio eravamo in spiaggia sotto un caldo sole. Sabato (il 12) lo abbiamo dedicato allo shopping, cercando i negozi A&F, la moda del momento, e perdendoci inun paio di quei mega centri commerciali famosi. Alla sera una nuova capatina al Seabar, che pero’ sembrava un altro posto, diversi anche i camerieri, molto piu’ maleducati, soprattutto. Abbiamo anche fatto un giro per Miami Dude (cosi’ si chiama la citta’ non balneare) visitando Coral Glabes, la zona dei ricconi.

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