Quattro Luglio a Miami

Racconto di viaggio Stati Uniti

Ebbene si’ quattro giorni e vedere tutta la Florida o quasi..andiamo con ordine. Partiamo da Dallas in grave ritardo forse perchè siamo nel week-end del Quattro luglio e non ci abbiamo pensato. In realtà scopriremo più tardi che l’aeroporto di Dallas è sempre in ritardo sui voli in entrata e in uscita. Atteriamo a Orlando alle 2.00 circa della della notte e noleggiamo subito la macchina. Il programma è quello di non fermarsi a dormire a Orlando (quante ore avremmo sfruttato la camera?) ma di raggiungere il prima possible Miami. La prima cosa che notiamo sono le strade a pagamento (non sono freeway ma autostrade) soprattutto per arrivare all’aeroporto non ci sono alternative.

Miami Beach

La strada è illuminata, ci sono altre machine se non fosse per il buio direi che è come essere di giorno. Arriviamo a Miami Beach alle 7.00 del mattino e si vedono sulla strada ancora i bagordi della notte passata..gente ubriaca che si trascina, bottiglie per terra..si vede che la notte è stata vissuta, anche la nostra a dire il vero! Cerchiamo un luogo dove fare colazione e ci infiliamo, guardando bene la macchina si’ perché qui davvero tutto è a pagamento: anche i parcheggi, in un posto molto invitante. Colazione all’americana: pancetta, uova strapazzate, salsiccia, plumcake e un sidro dolcissimo..si potrebbe considerare un brunch (metà strada tra colazione e pranzo). Rifocillati ed energetici più che mai cominciamo l’esplorazione della città. Cominciamo da downtown dove si trova il porto e bellisime navi da crociera, il distretto finanziario..nulla di straordinario da rilevare se non che per entrare in città si paga anche il ponte che college Miami a Miami Beach. Torniamo sui nostri passi e con il trolly (solo 0,25 cent) facciamo tutto il percorso fino a Ocean Drive la via forse più famosa e rinomata della zona, qui si trova anche la villa di Versace. In effetti è strapieno di gente sia nei bar che sulla spiaggia sia a prendere il sole sia a fare i soliti giochi da spiaggia (insomma quello che si vede in tv esiste davvero). A qualunque ora del giorno e della notte la via è animata di gente, musica, macchine…le persone non hanno l’aspetto dell’americano tipo: qui ci si veste all’europea, le dimensioni dei corpi sono come le nostre, i ragazzi hanno muscoli al posto giusto..di interessante ancora da vedere rimane il quartiere cubano, coconut grove e la zona vicino all’università; anche l’isola di Kay Biscane ha un suo fascino se non per il fatto che siamo colti da un acquazzone equatoriale improvviso che ci lascia basiti! Uscendo un po’ dalla città ci si rende conto che siamo in America e non in Europa: le catene dei negozi, i centri commerciali (Mall), i fastfood…Il viaggio è piacevole fino alle Keys meta irrinuciabile: verde ovunque, paludi da una parte e oceano dall’altra, pensare di essere su una lingua di terra che in realtà non esiste perchè sono isole legate da ponti ci fa fare un paragone con Venezia. Arriviamo all’ultima delle Key: Key West quella più esposta e più vicina a Cuba.

Facciamo la foto di rito e poi andiamo al faro con la possibilità di vedere l’isola dall’altro. Una vista stupenda considerando la bella gironata di sole. Andiamo verso il porto non prima di aver visto la casa di Hemingway. Anche qui poco di America e molto di Europa: la case in stile coloniale, tutto a misura.sembra di fare un salto nel tempo per poi rituffarci nella confusione di Duval la strada con i negozi, il chiacchericcio in un Americano strano cubaneggiante. Si è fatto tardi e il sunsetpoint dove si celebra il tramonto oggi non sarà affollato: altra tempesta tropicale improvvisa. Facciamo rientro a Miami Beach per una serata all’insegna del divertimento: è il Quattro luglio e sulla spiaggi si festeggia con i fuochi d’artificio. Altra tappa imprescindibile sicuramente il parco delle Everglades con possibilità, se si è fortunati, di incontri ravvicinati con gli alligatori. Facciamo una prima escursione a Flamingo con un ranger simpaticissimo che ci mostra flora e fauna locale più unica che rara ma poi ci dirigiamo verso l’entrata nord del parco dove funziona un servizio di bus con guida che si innoltra per una ventina di miglia nel parco. Anche qui abbiamo modo di vedere animali unici: uccelli stupendi, coccodrilli, ma anche dei cervi.ebbene si’ anche loro hanno trovato il modo di sopravvivere. Scopriamo che questa palude è fatta di acqua per circa venti centimetri poi sotto si trova terra e roccia: ecco spiegato il perché di piante che non sono per nulla acquatiche. Ma la cosa cui non si deve assolutamente rinunciare è d’obbligo: fare un giro su un airboat. Si tratta di barche con elica che sfiorano l’acqua della palude e si inoltrano per alcune miglia anche qui con possibilità di vedere flora e fauna. Era stata una bellissima esperienza il volo sul Grand Canyon..ma questa la supera di gran lunga…una corsa al cardiopalma…e non aggiungo altro lascio tutto all’esperienza. E con questo possiamo considerare conclusa l’esperienza di Miami. Sulla strada per il ritorno ci fermiamo a Marco Island, un’isola unita alla terraferma da ponti, e Naples dove le spiagge che si affacciano sul golfo del messico sono di un bianco unico e l’acqua di un azzurro che pare colorato apposta. Raccogliamo alcune conchiglie come ricordo e via di corsa verso Tampa per essere a Orlando nel pomeriggio, riconsegnare la macchina e preparaci al volo di rientro ancora verso Dallas e scoprire che il ritardo persiste.
Quattro giorni di corsa ma sufficienti per vedere un altro lato di America: la Florida. Poco Americana molto Europea con influssi non indifferenti cubani… è il posto più vicino per un cubano che vuole sfuggire al regime, colorata, allegra…notturna.
Si gira tranquillamente il macchina, si paga tutto: parcheggio e strada; si puo’ mangiare nei soliti fast food oppure nei ristoranti molto eleganti… insomma una città per tutti e per tutti i gusti.

di Daniela

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