Milford Sound

Racconto di viaggio in Nuova Zelanda

C’è chi afferma che è il paesaggio più magico di tutta la Nuova Zelanda, io non lo so se è vero, ma sicuramente è quello che più mi ha affascinato. Milford Sound è un fiordo, si trova nel Fiordland National Park. Arrivarci non è un’impresa facile, devi farti un sacco di chilometri su strade da tregenda e quasi sempre sotto l’acqua, visto che da quelle parti piove trecento giorni l’anno. Poco prima di arrivare devi passare sotto l’Homer Tunnel, una galleria di un chilometro, completamente al buio, un buco nella montagna e basta. Niente luci, niente uscite di sicurezza, niente di niente, strettissimo. Ci passa una sola macchina per volta, se siete sfortunati d’incrociare qualcuno che arriva nel senso opposto vi resta una sola cosa da fare: pregare. Questa parte della NZ è considerata dall’UNESCO patrimonio mondiale dell’umanità, quindi nulla può essere alterato, ed è per questo che il tunnel deve restare così. Insomma arrivarci non è semplice, ma se ce la fai, se non ti fai prendere dallo sconforto, se decidi di arrivare ad ogni costo, beh sappi che sarai ripagato da una bellezza fuori dall’ordinario.
L’acqua del mare di Tasman entra come un immenso serpente silenzioso e spacca la terra in due sponde. Lo scenario che ti si apre davanti è commovente, non sei preparato a tanta bellezza e ti travolge. Il Mitre Peak, montagna di quasi duemila metri, è lì, a pochi passi da te, a strapiombo sul mare, mette soggezione, sembra quasi dirti che lì comanda lei.
È difficile raccontare quello che ho visto, lo lascerò fare ad una delle più grandi scrittrici neozelandesi, Katherine Mansfield, che ricordando Milford Sound, scrisse:

Era uno di quei giorni così chiari, così silenziosi, così tranquilli,
sembrava che la terra si fosse fermata
stupita da tanta bellezza.

CAPE REINGA

E’ un posto sacro per i MAORI “neozelandesi”, la leggenda vuole che da qui le anime inizino il viaggio nell’oceano per raggiungere la terra degli spiriti.

Arrivammo che era ormai ora di pranzo, dopo chilometri di strada sterrata più consoni ad un fuoristrada che alla nostra piccola utilitaria presa a noleggio. C’incamminammo verso la nostra meta. Il vento cambiò più volte direzione pulendo il cielo proprio nel momento in cui superammo l’ultima collinetta, davanti a noi si aprì uno spettacolo di luci e colori folgoranti. Il faro, maestoso, a strapiombo sull’oceano, sembrava galleggiare sull’acqua increspata dal vento e tutto intorno una distesa infinita di scogliere. Il tutto durò solo pochi minuti, poi le nuvole sempre più basse si rimpadronirono del faro e lo portarono chissà dove. Ma quella manciata di secondi, che ci sembrò meravigliosamente infinita, ci bastò per capire che il nostro viaggio cominciava da lì. Tutto quello che avevamo visto prima non era niente.
Eravamo arrivati a CAPE REINGA.

di Palumbo Fabio

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