Racconto di viaggio a Tonga

LE ISOLE DEGLI AMICI – REGNO DI TONGA

Tour operator: Sandan + Paradisland
Periodo “statisticamente” buono: Maggio-Ottobre
Le isole Tonga sono delle incontaminate isole del Sud Pacifico, in Polinesia al confine con la Melanesia vicono alle Samoa e alle Fiji. NelleTonga non ci sono industrie (al massimo qualche attività artigianale soprattutto nella zona della capitale), il turismo è poco sviluppato (in tutte le isole di Tonga ci sono in totale meno posti letto che nel solo Club Med di Bora Bora…), la sanità è carente, ma sono rarissime le malattie tropicali, la struttura sociale è molto tradizionalista… chi raggiunge un grado di istruzione difficilmente avrà possibilità di trovare lavoro sul posto ma è quasi sconosciuta la criminalità e tutti vivono col sorriso sulle labbra. Chi sta per qualche tempo all’estero però difficilmente torna al proprio villaggio.
La società è ancora divisa in “caste”. Ci sono il re ed i nobili e poi tutto il resto, come una società feudale. Anche la lingua parlata dalla gente è diversa da quella dei nobili.
Il massimo dei divertimenti a Tonga è lo sport e il rugby che, grazie anche alla “prestanza” fisica dei tongani, è quello più diffuso. Quasi tutti vivono nei villaggi dove l’unico posto di aggregazione solo le chiese e i kava-club, ma in questi ultimi ci vanno solo gli adulti. Le case al di fuori della capitale (e nemmeno tutte) per la maggior parte sono fatte ancora in modo tradizionale, unica concessione alla modernità sono i tetti in lamiera, più resistenti all’acqua.
Solo in alcuni posti arriva la televisione, ma i canali sono un paio, quello nazionale, che trasmette vecchi telefilm americani degli anni 50 e qualche notiziario e il canale di una chiesa che trasmette funzioni religiose e show di predicatori.
Qualcuno, dove arriva la luce ha anche un videoregistratore: a Tonga c’è un mercato fiorentissimo di cassette pirata, anche di
films appena usciti sugli schermi in USA e non ancora messi in commercio che stanno rappresentando purtroppo per i più giovani un esempio di vita moderna da ricercare scappando dal “paradiso”.

Il Viaggio

Il nostro viaggio: Era tempo che meditavo di tornare nel Sud Pacifico, primo unico e vero amore, finchè un giorno preso da questa mania di persecuzione ( confortata da un certo “Natonga” ) decisi di intraprendere ( anche grazie all’arrivo di una inaspettata liquidazione ) il viaggio più importante e lungo della mia vita ( anzi nostra…c’è anche mia moglie Maria ! ).
L’itinerario fu progettato seguendo parzialmente le antiche migrazioni Polinesiane; rotta: Hawaii*-Tonga-Fiji-Cook*-Polinesia Francese-Isola di Pasqua ( * = di passaggio).
Partimmo il 29 Luglio ( per evitare le tariffe aeree d’Agosto ) con un Boeng 737 della British Midland verso Londra ( cena in un tipico pub londinese a prezzo esorbitante ! ed interrogatorio di terzo grado alla frontiera inglese ) per poi prendere la coincidenza per Los Angeles ( 10h, 20min in un Jumbo della Air New Zealand ) e proseguire con un altro volo ( sempre Air New Zealand 5h + 7h ) fino a Tonga ( …via Honolulu ).
Finalmente si rincominciava a viaggiare sul serio ! ( …pensai ), infatti il viaggio durò circa un paio di giorni senza particolari problemi fatta eccezione per le valige che avrebbero dovuto transitare da Los Angeles direttamente a Tonga ( come assicurato dalla Air New Zealand in quanto si trattava di due voli della stessa compagnia…avevo addirittura le carte d’imbarco per gli aerei successivi a Londra ! ) e che invece sono “pericolosamente” uscite dal “baggage claim” ( per fortuna un mio eccesso di scetticità mi aveva fatto abbandonare la sala transiti, obbligandomi a passare la dogana statunitense per controllare il bagaglio…scoprendo in tempo il disguido ! )
Il 31 di Luglio arrivammo nel minuscolo aeroporto internazionale del Regno di Tonga nell’isola principale di Tongatapu ( o Tongataboo, da Tonga=Sud e Taboo/Tabu/Tapu=sacro, quindi il “Sacro Sud ” )
Ad accoglierci c’era Gp ( con il figlio Federico )… allora solo un amico virtuale ( …in quanto ci eravamo sentiti solo via Email ) ma che subito si rivelò anche un amico reale !…( ed una persona squisita ! ) facente parte dell’allegra famiglia di “poveri ” ( si fa per dire… ) emigrati italiani in cerca di un paradiso ( trovato ) più a misura d’uomo…

Nuku’Alofa

Salimmo sulla Jeep e dopo mezz’ora di strada ( una delle poche e delle prime asfaltate dell’isola principale…costruita solo pochi anni fa…e lo dico a dimostrazione di quanto sia ancora abbastanza incontaminata questa parte della Polinesia ) arrivammo al porticciolo della capitale ( Nuku’Alofa ) dove salimmo su un motoscafo che in 15 minuti ( all’interno della laguna ) ci portò nella prima tappa del viaggio: la vicina isola di Fafa presso il Fafa Island Resort.
L’isola era piccolina ( pochi minuti per girarla a piedi ) …consiglio a chi viene a Tonga di farla e come prima destinazione ! Infatti se è vero che le piccole isole del Sud Pacifico si rassomigliano un po’ tutte e quindi difficilmente sono adatte a capire le differenze culturali di popoli aventi una stessa radice è pure vero che dopo un viaggio di due giorni, un periodo di calma, relax e spensieratezza all’insegna del mare-sole-bagno-pappa buona ci sta veramente bene ! Finalmente la “vera” Polinesia …gli elementi c’erano tutti: la sabbia chiara orlata dai cocchi, le nuvolone nere alternate al sole abbacinante, la “flemma” anti-stress tipica dei locali condita dai sorrisi e… soprattutto i “falè” ( tipiche abitazioni polinesiane simil-capanne “aerate” ). Il nostro falè era composto di un ambiente centrale formato da un bel lettone tri-cuscinato con zanzariera ( superflua in quel periodo ) ed un tetto “naturale” molto alto sorretto da pali in legno ( dove gozzovigliavano la notte dei gechi sbuffanti e ciccioni come da fisico tongano ). Di fronte c’era una parete molto bassa di vetri ( con al centro la porta…senza chiave… qui finalmente si può abbandonare ogni sorta di paranoia ! ) sopra la quale un grande spazio vuoto ( sino al tetto ) aerava l’ambiente: infatti la sera una temperatura più che fresca imponeva felpa e coperta pesante ! Lateralmente allo stanzone due porte: una dava sul guardaroba ( dove c’era anche l’impianto di ricarica della batteria a celle solari per l’illuminazione notturna ) ed un’altra sul bagno meravigliosamente curioso ed ampio. Era infatti costruito all’aperto con una sola piccola tettoia sui servizi igienici, immerso nelle piante tropicali, con una grande doccia con produzione d’acqua calda tramite boiler solare e delimitato da una palizzata di tronchi d’albero…che si voleva più dalla vita ? una casa ecologica sia nelle soluzioni più tradizionalmente polinesiane, sia in quelle più occidentali moderne !
Di fronte, a pochi metri, c’era la nostra spiaggia chiara schermata, come pure il falè, dalla folta vegetazione ed il mare dal quale spuntavano per la bassa marea le punte dei coralli e dal quale si formavano dei cerchi che tradivano la presenza dei tipici pesci tropicali intenti nelle loro faccende quotidiane. Il resto era silenzio e pace interrotta solo dai fischi e dai versi improvvisi degli uccelli ( grandi pappagalli scuri detti Koki, Takahe neozelandesi, fregate e gabbiani ).
Sistemati i bagagli e letti gli orari dei servizi “mangerecci” ci buttammo subito in un bagno “ristoratore” equipaggiati di tutto punto con maschere, pinne, mutine e macchinetta subacquea !
( per la serie: …ai tropici non si deve mai perdere “tempo”…anche perchè il clima è spesso burlone !…e nel nostro caso infatti non siamo stati esentati durante la nostra permanenza tongana da qualche “sgrullone”, neanche troppo breve, di pioggia ! ).
Per assicurare i nostri cari del nostro “incolume” arrivo a Tonga ( …per chi non viaggia è quasi un miracolo ! ) decidemmo di tirare fuori i nostri fax ( pre-stampati in Italia con il computer…valida alternativa alla telefonata sempre difficile, poco comprensibile e breve ) e li consegnammo alla reception per un inoltro “veloce” ( praticamente fu mandato due giorni dopo, il che è un bel record di rapidità per il “tempo tongano”…vi potete immaginare in Italia…a momenti chiamavano l’unità di crisi della Farnesina ! – vedi RECE delle Maldive ).
I cinque giorni ( metà di pioggia, metà di sole ) passarono ( ahimè ! ) veloci in perfetto relax ( praticamente non sentimmo neanche un pò il fuso orario: + 11 ore rispetto l’Italia ) tra ricche snorkellate ( i fondali sono carini anche se non superlativi…molto belle sono le distese di spugne ramificate molto abbondanti ) e gustose pappatorie.
Per dovere di cronaca ( e per chi volesse andare sull’isola di Fafa ) volevo ricordare che oltre ai 4 bungalows simili al mio ( superior ) ne esistono anche 8 più modesti ( standard, più piccoli ed economici , all’interno dell’isola e quindi non fronte-mare e non dotati dell’illuminazione a batteria notturna…ricordo che la notte manca l’energia elettrica ordinaria, cioè quella fornita dal gruppo elettrogeno ) ed altri due denominati “honeymoon” molto spaziosi, ovviamente appartatissimi che hanno la caratteristica di possedere una stanza da letto in “soffitta” accessibile tramite una ripida scala ( tipo fienile )…molto simpatici !
La mattina presto, verso le sei, gli inservienti portavano nelle verande dei bungalows le brocche di acqua bollente con tutto l’occorrente per il tè ( posate, zucchero, bustine e latte ) mentre la sera per far luce venivano portate accese le lampade a petrolio ( non fa male portarsi da casa anche una torcia elettrica ! ).
Durante la preparazione mattutina del tè ( prima della vera e propria colazione ) ci divertivamo ad osservare i Takahe, una specie Neozelandese di uccelli, simili a gallinelle, poco inclini al volo, neri ed azzurri con un bel becco rosso che rubavano dalle altre verande le bustine di zucchero e tè aprendole con maestria, tenendole ferme con una zampa e scartandole con il becco ! Avendo a disposizione un pò di pazienza si riusciva a conquistare la loro fiducia potendoli alimentare direttamente dalle nostre mani. Ho saputo poi che è un raro uccello in via d’estinzione ( clicca su: http://www.doc.govt.nz/Conservation/001~Plants-and-Animals/001~Native-Animals/Takahe.asp )
Ma passiamo al cibo: ottimo ed abbastanza vario, soprattutto a base di pesce ed aragoste ! ( ma c’è anche carne e verdura ! ). Non mancavano piatti tipici polinesiani a base di salse di cocco e pesce crudo, soprattutto tonno ( “tuna carpaccio” ).
Voglio sottolineare che in tutti gli arcipelagi dove ho pernottato ho sempre mangiato molte aragoste che qui sono considerate un piatto standard …spesso più economico della carne…quindi se ne possono mangiare a volontà senza paura di “sforare il budget” ! Manco a dirlo: tanta frutta tropicale ( all’interno dell’isola c’è un sentiero tracciato per passeggiare nella foresta pienissimo di alberi del mango… i cui frutti maturano in Novembre-Dicembre e papaya ) e cocco a volontà !
Ma il pezzo forte furono senz’altro i balletti folcloristici ( vedere foto ) con gli abiti tipici ( ed ancora molto usati, non solo nelle rappresentazioni turistiche ma anche nella vita ordinaria ), i meravigliosi canti ( meravigliosi soprattutto come timbro della voce più che come melodia ) ai quali partecipano tutti: donne, uomini, vecchi e bambini.
Immancabile in un angoletto il solito bidone di Kava, la bevanda “magica” polinesiana, alla quale chiunque poteva attingere un assaggio o qualcosina di più ! Durante lo show i danzatori/trici erano completamente unti di olio di cocco che fungeva da “collante” sulla pelle per le modeste offerte cartacee monetarie degli spettatori. Un tempo si usavano omaggi diversi ( soprattutto una certa radice commestibile ) ma i tempi cambiano…ed è più pratico un piccolo biglietto da un phanga ( dollaro tongano ).
Se andate al Fafa non perdetevi lo show di Willy, un gay Fijano divertentissimo che vi farà sbellicare da ridere con le sue imitazioni di “vahinè” ( ragazza ) polinesiana in una macchietta esilarante di simpatia.
Rammento che ovunque andiate nel Sud Pacifico l’omosessualità non è affatto considerata una cosa infamante..anzi è ben vista ( e non semplicemente ben tollerata ! ) da tutti…e sono persino ricercati nelle strutture turistiche perchè in genere sono più gentili e raffinati e quindi più adatti a lavori dove esiste un contatto con il pubblico. Sono le stesse famiglie che spingono talvolta i figli all’omosessualità ( soprattutto maschile ) fin da piccoli, vestendoli con abiti femminili, facendoli giocare con bambole e quant’altro per svariati motivi che variano da cultura a cultura. Per esempio nelle Fiji mi hanno raccontato che se una famiglia voleva intensamente una bambina e nasceva un maschio, quest’ultimo poteva essere educato da femmina mentre a Tonga mi hanno spiegato un’altra storia: se come figlio primogenito nasceva una donna, questa aveva “sporcato” l’utero e quindi il secondogenito se era maschio veniva educato da femmina.
Tradizioni e cultura a parte, trovo che le genti del Sud Pacifico siano molto più civili di noi dal lato dei pregiudizi, infatti c’è grande apertura mentale su temi come l’omosessualità, verginità ( in Polinesia è ancora praticata la deflorazione infantile e talvolta pubblica ) ed altro. Non c’è problema se una donna ha avuto altri uomini, non c’è problema su divorzi e separazioni ( se giustificati da una incompatibilità di carattere ), non c’è problema di religione ( convivono infatti molte fedi ), non c’è problema di nazionalità o colore della pelle ( …anzi gli europei a Tonga sono molto quotati….dalle ragazze ! ), non c’è problema neanche sulla scelta del nome ( sull’elenco telefonico tongano ci sono persone che si chiamano “telefono”, “televisore” oppure semplicemente con il nome del cane del vicino simpatico ! ).
Questa è una società abbastanza tranquilla con pochi problemi sociali…forse attualmente uno dei governi più stabili del Sud Pacifico. Il regno, con a capo il Re più grasso del mondo ( 210 chili ed 1 metro e 90 di altezza ), è in realtà una società ancora di stampo feudale ma a differenza dell’antico feudalesimo occidentale od orientale si presenta in forma più democratica ed assistenziale.
Mi spiego: i nobili, che hanno cariche statali vitalizie, posseggono la maggior parte della terra ed amministrano politicamente ed economicamente un certo territorio. I sudditi sono ben felici di essere tali perchè sanno di poter contare in ogni momento sull’aiuto dei loro “superiori”. Infatti se qualcuno ha bisogno di un certo bene materiale può chiedere aiuto al nobile che se non può permettersi di accontentare la richiesta chiede aiuto al Re.
Questa è o meglio era l’organizzazione della società sino a qualche tempo fa, oggi è vero in parte, poichè la nuova tendenza è soddisfare meno le richieste dei pigri cittadini per spingerli a lavorare e guadagnare e questo ovviamente crea qualche dissapore. Si…ho detto …spingerli a lavorare…cosa che da queste parti non è affatto scontata !
Infatti molti Tongani non lavorano affatto…e per scelta ! Con un mare pescoso sin da riva ed i frutti tropicali che una volta piantati crescono da soli senza cure …e qualche maialetto o gallina libera qua e là non tutti hanno il bisogno di lavorare ! Chi lo fa ( di questi tempi sempre più gente ) è per soddisfare i propri sfizi, gli extra e non per sopravvivere !
Chi vuole la Tv a colori, lo stereo, una jeep e soprattutto vuole soddisfare le due grandi passioni Tongane: il ristorante ed i viaggi ( chiamateli scemi ! ) deve lavorare e guadagnare ( chiaramente il lavoro assume un ritmo tutto Polinesiano ben lontano da quello Occidentale ! ). Poca importanza hanno invece le abitazioni ed il vestire…in pratica la loro filosofia di vita da importanza più alla sostanza che all’apparenza.
Infatti si può pensare a prima vista che i Tongani siano poveri: non è infatti raro vedere auto vecchie ed arrugginite senza vetri, abiti vecchi e bucati ( le scarpe poi sono usate pochissimo ! ) oppure case più somiglianti a baracche che ad appartamenti umani ( fatta eccezione per il quartiere dei Mormoni, una piccola Svizzera ! )
In realtà il concetto di abito è legato alla temperatura ( d’inverno è fresco ) ed al pudore imposto dalla Chiesa ( parlando con una Tongana mi raccontava che la nonna andava in giro nuda ) e comunque non danno molta importanza alla cura del vestiario…pensate che quando lavano i panni questi vengono stesi per comodità sul filo spinato ( così il vento non li porta via senza avere il fastidio di dover tenere delle mollette in casa ! )…quindi le magliette “bucate” sono la normalità ! Anche la casa originale tongana ha un diverso concetto. Noi concepiamo la casa come un ambiente unico dove fare tutto ( anche viverci ) , il tongano invece vive “all’aperto” e la casa ha solo scopi ben specializzati non riuniti nello stesso tetto, quindi spesso esiste una casupola per il bagno, un’altra per lavorare quando piove, un’altra solo per dormire e così via ! ( …ecco perchè si vedono tante piccole casette ! ). Chiaramente poichè la casa è un ambiente dove si passa la minor parte della giornata è generalmente molto piccola con il soffitto e l’entrata bassa…talmente bassa che quando gli inglesi sbarcarono in queste isole dovendo entrare nelle case pronunciavano la frase “too low” ( cioè troppo basso ), frase che non essendo compresa dai locali fu interpretata da quest’ultimi come una specie di “scusate …è permesso ?”. Infatti oggi esiste un vocabolo tongano: “Tulou” che si usa quando si entra nelle case altrui ( ha assunto anche altri significati come “scusa !” ).
Altro motivo per considerare gli abitanti di queste isole come i più cordiali del Sud Pacifico ( e sorridenti ) è il fatto che si tratta dell’unico popolo di questa vasta area mai colonizzato. Quindi nessun astio nei confronti degli Occidentali e nessuno segno di diffidenza ! Il motivo di questa mancata colonizzazione ha una solida ragione. Infatti un tempo le isole del Sud Pacifico venivano occupate poichè non considerate degli stati sovrani veri e propri ( se lo fossero stati infatti anzichè colonizzazione si sarebbe chiamata “invasione” e questo avrebbe causato l’intervento di altre nazioni potenti in uno scontro quasi mondiale ). Allora il Re di Tonga dell’epoca, consigliato da una donna europea che viveva presso la sua corte, si sbrigò a creare uno stato “formale ed ufficiale”, scrivendo una costituzione, battendo moneta, creando una bandiera e così via ! Fu la loro salvezza … e di questo tutti gli abitanti ne vanno fierissimi ! peccato per loro che ( frase che ricorre quando si vuole bonariamente prenderli in giro… ) non siano riusciti a scampare alla colonizzazione “dei preti” ( soprattutto protestanti ) che sono riusciti a modificare di molto alcune abitudini originali di vita !
Altri buoni motivi per vivere contenti sono gli aiuti internazionali che il paese riceve da tutte le comunità occidentali.
E’ infatti frequente vedere strutture sia private ( per esempio una cisterna per l’acqua piovana ) che pubbliche donate ( insieme a molti aiuti in denaro vero e proprio ) da paesi Europei, dall’Australia, dal Giappone, etc.
I motivi di tanta “solidarietà” verso Tonga sono tanti compresi ( e soprattutto ) quelli economici …per esempio la concessione dello spazio sopra le teste degli abitanti ( ci troviamo nei pressi dell’equatore …ottima posizione per i satelliti geostazionari per telecomunicazioni ) oppure test su nuovi sistemi di radio-trasmissione ( ultimamente sfruttando la caratteristica piatta delle isole coralline si sta testando un nuovo sistema per il trasporto del segnale telefonico-tv-internet in un unica soluzione wireless, via etere ).
E per ultimo ( sull’indole dei tongani ) un po’ di storia: quando Cook sbarcò su queste isole ebbe una tale buona accoglienza da parte dei tongani dell’isola di Tongatapu che le chiamò “le isole dell’amicizia” ( friendly islands…tutt’ora sulle vecchie enciclopedie alla voce Tonga c’è scritto : “vedi Isole degli Amici” )…cosa non del tutto scontata…infatti nelle vicine isole polinesiane e melanesiane all’epoca gli stranieri venivano “mangiati “.
Ricordo a questo proposito che quando l’equipaggio del Bounty si ammutinò ( il 28 Aprile del 1789…per combinazione proprio di fronte all’isola di Tofura, nell’arcipelago delle Ha’apai, nell’attuale Regno di Tonga ) abbandonando in una piccola scialuppa lo scontroso capitano William Blight ( con alcuni ufficiali ), quest’ultimo dovette navigare per 5800 chilometri ( in un mese ) senza scalo sino alla colonia portoghese di Timor ( attualmente in Indonesia ) proprio perchè i tentativi di sbarco “intermedi” furono disastrosi ! ( cannibalismo ).
E che dire dei bei faccioni simpatici e rassicuranti degli abitanti sempre pronti a regalarti un sorriso …anzi spesso una vera e propria sbellicante risata ! Al primo impatto non sembrano belli: sia le donne che gli uomini appaiono grandi “bambinoni” : massicci, alti, robusti, un pò impacciati con polpacci e spalle muscolose ! Ma poi guardando attentamente gli occhi, grandi, leggermente orientali, nerissimi, dai contorni definiti… come truccati ed i bei visoni tondi e teneri dai tratti regolari e niente affatto sgraziati senz’altro molto dolci, la pelle di un bel colore “bruno-abbronzatura”, le labbra carnose, i nasi regolari leggermente schiacciati, gli sguardi spesso ammiccanti ( soprattutto delle donne ), i parei colorati, i fiori nei capelli ( spesso anche degli uomini ), le acconciature curate o le chiome lasciate sciolte lunghissime e nere, i sorrisetti maliziosi, il profumo dell’olio di cocco sulla loro lucente pelle, i tatuaggi, le cavigliere, i monili d’osso… ci si accorge della potente carica sensuale ed anche erotica che sprigionano da ogni poro…
Ma torniamo al nostro viaggio…il 4 Agosto mattina, salutato calorosamente lo staff del Fafa ( e regalato ad una Tongana, che me lo aveva richiesto, un mini vocabolario italiano-tongano stampato dal sito di nb ), salimmo sulla barca dell’hotel ( un bel mezzo a vela/motore ) per tornare sull’isola madre di Tongatapu…( circa mezz’ora, la barca era più lenta del motoscafo dell’andata, ma più adatta al mare che si era nel frattempo ingrossato ). Tutti dal Fafa ci ri-salutarono, rimanendo a guardarci sul molo ed agitando le mani sino a che non diventammo un puntino in mezzo al mare…
Breve sosta nella capitale Nuku’alofa per andare a trovare amici italiani e mangiare nel loro ristorante un bel piattone di penne al pesto ( all’estero ? …e perchè no ?! ) e poi via all’aeroporto…destinazione: l’arcipelago delle Ha’apai.
E qui vorrei aprire una parentesi pratica sui voli della compagnia di bandiera locale, la Royal Tongan.
Consiglio vivamente a chi va a Tonga ed ha deciso di spostarsi con gli aerei ( unico mezzo per poter vedere tutti e tre gli arcipelagi caratterizzati da ambienti diversi tra loro ) di non optare per un completo ” fai da te” ma appoggiarsi per l’organizzazione dei soggiorni/voli almeno ad una agenzia turistica del luogo ( magari italiana ;-) ).
Questo non solo per poter essere sicuri di alloggiare presso le poche sistemazioni decorose ( bassissima ricettività ) ma anche per poter disporre di un “corrispondente interno ” che vi informi telefonicamente e tempestivamente dei cambi di orari dei voli. Infatti quasi sempre gli orari degli aerei cambiano e anche di qualche ora ( quando non sono soppressi del tutto )…in anticipo !!!!!! ( mai in ritardo ! ). Quindi senza un riferimento locale si rischia di andare in aeroporto e sapere che il volo è già partito ! ( e non ci sono molti voli alternativi nei deserti aeroporti campagnoli delle varie isole ! )
Ndr: Giugno 2004: La Royal Tongan è fallita ed è stata sostituita da altre compagnie locali.
…..Fine parentesi.
Arrivati all’aerostazione della capitale, vedemmo subito atterrare il nostro aereo proveniente dalle Ha’apai e pronto a ripartire dopo qualche minuto. Il pilota scese dal suo bimotore Twin Otter 20 posti, diede una mano a scaricare i bagagli ( addirittura si mise in spalla un paio di valige nonostante l’età non proprio tenera ) e caricò i nuovi.
Poi montammo noi passeggeri e partimmo. 50 minuti di buon volo con atterraggio finale allucinogeno a causa di un improvviso ma violento nubifragio con pioggia e vento forte a raffiche ! ( 3 rimbalzi sulla pista…mi chiedo come non si sia aperto in due come…un cocco ! ).
All’arcipelago delle Ha’apai e precisamente presso Panghai ci venne a prendere all’aeroporto Jurgen, il padrone e gestore del Sandy Beach Resort, un tedesco che insieme alla moglie (aggiornamento 2005: purtroppo non più tra noi) si dimostrò anch’esso una persona di rara gentilezza ed amicizia…caratteristiche che ritroverò spesso nei “poveri” emigrati occidentali di queste isole… probabilmente il raggiungimento di una vita più a misura d’uomo riusciva a cambiare in meglio ( e di molto ! ) qualsiasi persona !
Con il pulmino ci avviammo su una stradina ( non asfaltata ) dell’isola e tramite una specie di tratto ( accidentato ) stradale costruito sulla barriera corallina che unisce l’isola di Panghai con la vicinissima isola di Foa arrivammo a destinazione. La struttura ( una delle più “lussuose” …si fa per dire per fortuna ! ) era formata da 12 bungalows, questa volta non in stile tongano ma europeo …quindi “sigillati” ad esclusione del finestrone frontale con zanzariera ma senza vetro, tutti vista a mare, pieni di conforts come bollitore, elettricità 24 ore su 24, radiosveglia e stendino ( non asciugacapelli…ma io avevo il mio ! ).
Seguiva ,al lato della serie dei bungalows, una grande sala ( in stile casalingo ) ad uso colazione/cena con vicina reception.
La gestione ( famigliare e ben organizzata ) era condotta “rigidamente” in stile tedesco ( il che è molto strano da queste parti dove prevale il perfetto contrario ! ). Per fare un esempio, la cena era rigorosamente alle 19.00 ( e non dalle 19.00 ! ); tutte le persone si dovevano radunare nel piazzale fuori la sala e quando si era raggiunto il numero totale degli ospiti ed era stato controllato che tutto era preparato a dovere, la simpatica padrona dava il via: “ora potete entrare…zsii…snell snell !!! “.
Tutto estremamente pulito,un igiene quasi maniacale, tutto perfetto…cene a lume di candela molto spesso a base “ovviamente” di aragosta ( ma veniva chiesto all’inizio del soggiorno eventuali gusti personalizzati con domande del tipo: sei vegetariano ? non mangi pesce ? non gradite l’aglio ? e così via…e per tutta la settimana ognuno aveva con precisione il piatto cucinato secondo i propri gusti…) con sottofondo di musica classica…( anche le colazioni ).
Per gli amanti dell’equitazione c’era la possibilità di fare delle belle passeggiate a cavallo ( senza sella: per evitare di rimanere impigliato nell’eventualità remota di una caduta sulla sabbia ) lungo la chilometrica spiaggia chiara e praticamente deserta, all’orizzonte della quale si poteva scorgere uno dei tanti “giganti” ( 1000 m ) vulcani ( attivi e non ) che caratterizzano queste isole oppure ( talvolta ) gli spruzzi delle balene che da Giugno a Novembre stanziano in questi mari ( tra i più profondi del mondo ) per partorire e svezzare i piccoli.
L’ambiente molto cordiale ed informale era reso ancor più amichevole dall’organizzazione di Sigrid ( la padrona ).
Infatti il pomeriggio prima di cena si metteva a parlare con noi ospiti del più e del meno, favorendo la socializzazione anche tra persone di paesi differenti ( ho fatto amicizia con una coppia anziana di Australiani talmente simpatica e gioviale che è riuscita “senza vino” a far cantare “volare..volare” ed altre canzoni italiane, pubblicamente, persino a me che sono notoriamente un tipo troppo discreto ed introverso…diciamo forse un po’ orso ! )
Un’altra curiosità: in antitesi a quanto detto prima … i tavoli per la cena invece venivano preparati per nazionalità…quindi commensali pre-assegnati ! ;-] : cioè italiani con italiani, tedeschi con tedeschi…
Ahhh…! che relax fu passeggiare, nelle giornate meno assolate, sulla spiaggia sino ad arrivare agli scogli ( in realtà antichi pezzi di barriera corallina di qualche milione di anni fa ) per scoprire pozze, stelle marine arenate, calette, conchiglie, boschetti, pareti a picco e giochi della bassa marea. Mi colpì la vista di un enorme favo di api.
Anche il mare era molto pulito ( e deserto…senza barche, senza bagnanti… ) e di fronte alla riva ( soprattutto lato Sud …ricordo che l’orizzonte marino in questo luogo si trova verso Ovest, in direzione del tramonto ) si poteva praticare un po’ di ( a dire il vero molto modesto ) snorkeling per la presenza di alcuni grandi banchi corallini popolati dai soliti pescetti colorati tropicali.
Jurgen sempre disponibile con noi cercò di completare le nostre giornate parlandoci delle usanze e delle abitudini del luogo e portandoci a fare delle lunghissime ( 2-3 ore ) scarpinate nei prati, presso le case degli abitanti, nelle spiagge e per i viottoli interni facendoci ammirare le bellezze semplici ma autentiche dei luoghi: un frutto, un uomo, un fiore, un maialetto, una kalia ( una canoa dal tipico “bilanciere polinesiano”, ancora oggi costruita scavando un tronco ) un giardino, una scolaresca e così via !
Fu bello poter scoprire che gli abitanti erano così cordiali da poterli avvicinare con facilità: ad esempio lungo la strada osservai delle baracche dove c’erano delle donne che lavoravano. Chiesi se potevo entrare e loro annuirono e con un sorriso continuarono le loro faccende: costruire dei tappeti di foglia di cocco o pandano, gonnellini e fasce ( sempre in fibra secca vegetale, in genere pandano ) ma soprattutto la “Tapa”, il più tipico tessuto prodotto da queste isole ricavato da una speciale lavorazione “battuta” delle foglie di gelso. . Tutti partecipavano al lavoro: vecchie, giovani e bambini ! ( ..e pure il maialetto che era con loro ! ).
Mi raccontarono dei tempi passati e mi colpì il fatto che fino a pochi anni fa ( ma qualcuno ancora oggi ) non conoscevano l’uso dell’acqua ( dolce ) tranne che per abbeverare gli animali. Infatti l’acqua dolce buona è tutt’ora un bene molto raro ! L’unica fonte non inquinata dal sale si trovava nell’isola vicina di Foa ed un tempo era necessaria una barca per prendere un pò d’acqua per le galline ed i maialetti che da sempre allevavano.
Gli abitanti invece per centinaia di anni hanno bevuto solo il liquido all’interno del cocco (e si lavavano eventualmente in mare). Una Domenica Jurgen decise di portarci a messa. I Tongani sono molto religiosi, prima di ogni cerimonia o prima di mangiare molto spesso pregano e la Domenica è per loro un giorno speciale. E’ vietato innanzitutto lavorare ( non che gli altri giorni si ammazzino… ), addirittura c’è una legge che prevede una multa se si è trovati fare il bagno in mare ( non vale per i turisti…tranquilli ! ) e tutti sono vestiti a festa ( le donne in gonna lunga e gli uomini in gonnellino, giacca e cravatta ). Tutti indossano anche la tipica fascia ( tipo quella della salute, la “ta’ovala” che serve anche come stuoia per sdraiarsi ) di foglie di pandano ( …ma mi ha detto esistere delle varianti moderne fatte con il nastro delle videocassette !!! ).
L’abitudine ad indossare questa fascia intorno alla vita è tipica dei Tongani. La leggenda narra che tanto tempo fa dei pescatori decisero di rendere omaggio al Re ma erano stati molto tempo in mare ed avevano lavorato duro e quindi i loro abiti erano mal ridotti e laceri. Per essere più decenti al cospetto del loro sovrano pensarono di coprirli parzialmente tagliando dei pezzi di vela della barca.
Da quel giorno indossare questa stuoia è segno di festa o rispetto verso gli altri. Infatti oggi molte persone la indossano quotidianamente e “tutti” la indossano durante le cerimonie ufficiali od incontri importanti.
Mia moglie era in pantaloni, ma poichè le donne dovevano rispettare la tradizione di portare a messa la gonna ( per gli uomini sono tollerati i pantaloni…non pantaloncini ! ) dovette obbligatoriamente farsi prestare un pareo e ricoprire il pantalone ( a mo’ di gonna ! ). Le Chiese dei villaggi erano quasi tutte protestanti ma poichè Jurgen era calvinista ( e di Chiese calviniste non ce n’erano )… non avendo preferenze ci portò nell’unica Chiesa cattolica.
Io generalmente non frequento molto…ma rimasi molto contento quella volta !
Innanzitutto il prete vedendoci stranieri ( colore chiaro della pelle e lineamenti ) ci diede il benvenuto dall’altare in inglese. Poi iniziò la messa vera e propria che nelle isole Tongane è quasi interamente cantata con canti altisonanti molto belli, intonati e forti…pieni di una carica, di un fervore ( …anzi dovrei dire di un “tenore” ) che mi fecero emozionare ( i miei occhi diventarono lucidi…incredibile ! e fui percorso da brividi sulla schiena ! ).
Molto carino da parte loro fu leggere il Vangelo sia in Tongano che in Inglese ( per noi ospiti ) come pure fare la predica ( Omelia ) bilingue !
All’uscita dalla Chiesa ci furono le presentazioni ( noi con i fedeli tongani ), gli scambi di saluti, le foto ( anche con i bambini ), una fumatina di sigaretta insieme ( i tongani fumano tantissimo ! ) e poi tutti a casa !
Senz’altro il periodo al Sandy Beach Resort è stato quello più proficuo dal lato dell’avvicinamento culturale con la popolazione e lo scambio di idee.
La sera prima di partire fu allietata da un’oretta di danze locali in costume tipico Tongano con canti e musica folcloristica fatta dalle “vere” persone del villaggio ( di Faleloa ). Diversamente da altri luoghi della terra queste serate di canti e balli non resistono solo ad uso e consumo dei turisti ma vengono tutt’ora mantenute vive nelle le loro cerimonie private ( il varo di un’imbarcazione, un battesimo, una nascita, una morte… ).
La mattina dopo abbracciammo e baciammo calorosamente Jurgen e Sigrid e salimmo sul nostro Hs748, un bel bimotore 58 posti, diretti all’estremo Nord del regno, verso l’arcipelago delle Vava’u, l’arcipelago delle balene !
Una pioggerellina tropicale ci accompagnò senza fulmini nè tuoni. Una curiosità: il Sud Pacifico è la parte del mondo dove i fulmini sono più rari anche durante un forte temporale…pensate che in alcuni dialetti polinesiani neanche esiste il termine !
10 Agosto – Dopo un breve viaggio di 35 minuti, durante il quale due bambini chiesero di restare in cabina di pilotaggio ed a turno ( decollo e volo il primo, volo ed atterraggio il secondo ) furono fatti accomodare vicino al comandante con tanto di cintura di sicurezza e cuffie ( cool ! ), arrivammo alle Vava’u. Il paesaggio dall’alto era veramente suggestivo e ricordava un pò la Micronesia: un dedalo di isolette verdissime e disabitate sparpagliate tra fiordi molto lunghi e coste frastagliate…un labirinto che obbligava i naviganti a conoscere bene la zona per non perdersi.
Una signora ed un ragazzo ci aspettavano all’aeroporto con una automobile con i vetri interamente “crepati” ( tanto che gli chiesi come potessero vedere la strada…ci spiegarono che la vista/guida era simile a quella del carroarmato ), senza freni, senza ammortizzatori, senza…e così via ! e ci comunicarono una variazione. Eravamo destinati al Mounu Island, un’isola a mezz’ora di barca veloce da Neiafu ( il capoluogo della regione ) ma poichè il nostro bungalow aveva avuto problemi “idraulici ” ( wc guasto ) ci parcheggiavano una notte al Paradise International Hotel ( un grande albergo in stile Europeo situato di fronte al fiordo principale che un tempo doveva essere molto di lusso…prima della decadenza ) per poi il giorno dopo ( a riparazione terminata ) riprenderci e continuare come da programma.
Chiaramente fummo all’inizio un pò delusi ( incazz…) di soggiornare in un luogo dove era impossibile stare al mare ( l’interno del fiordo non possiede accessi a spiagge a causa dell’altezza della costa a picco sull’acqua , fatta eccezione per i moli di attracco delle barche…inoltre il mare essendo interno e quindi abbastanza fermo non è limpidissimo ! ) ma poi cercammo di darci da fare. Posati i bagagli uscimmo a fare una bella passeggiata in paese. Quest’ultimo è costruito lungo una via ( tutta salite e discese ) che segue il profilo del fiordo. Ovunque tanti diving center, whale watching center, banche ( chiudono al pubblico alle 16,30 ), negozi di souvenirs ( abbiamo fatto compere: le tipiche statuette di legno ed i ciondoli d’osso e madreperla ) ed anche una grande chiesa in stile coloniale. Particolari i cartelli agli angoli delle strade che riportavano la direzione e il chilometraggio delle capitali mondiali ( Auckland, Roma, Parigi, Papeete, Berlino, etc… ) o quelli che indicavano i vari servizi del paese.
Consiglio: a Neiafu c’è anche una “Italian Clinic”. Gli italiani (e non solo loro) che vivono a Tonga mi hanno sconsigliato di rivolgermi in caso di problemi di salute a questa struttura ed in effetti l’ho voluta vedere esternamente e l’aspetto era molto poco rassicurante ( non posso pubblicamente dire quello che mi hanno detto ! ). Se proprio si ha nostalgia della madre-patria ( molto difficile ! ) lungo la strada c’è un modesto ” Sunset Italian Restaurant and Pizzeria”.
La sera ci fu una sorpresa inaspettata: la sala principale ed il giardino annesso dell’albergo era stato affittato ad un Social College ( praticamente una scuola superiore ) per una grande festa aperta a tutti, quindi dopo cena andammo a curiosare ( anzi ci sedemmo nel palco insieme ai genitori degli alunni ) fino a notte molto tarda.
Sembrava di essere tornati negli anni trenta ( almeno quegli anni trenta che si vedono nei films americani ).
La grande sala era così composta: nel lato principale, un lungo tavolo dove sedevano le “personalità” ( i professori, le professoresse ed i preti ), in un altro lato c’erano gli alunni maschi, dall’altro lato gli alunni femmina, dietro agli scolari la fila dei genitori e parenti, dietro ancora centinaia di torte e dolci ( penso che bastavano per due eserciti ed erano stati portati dalle centinaia di famigliari venuti ad assistere alla cerimonia ). Premetto che già il pomeriggio tardi avevo notato in hotel un via vai di elegantissimi ( e spesso in abiti tipici locali ) genitori tutti con il loro carico di contenitori, carte stagnole e buste trasparenti piene di dolciumi fatti in casa !…così come avevo notato un via vai di “appena” maggiorenni ragazze con le treccine, vestite a festa che passando davanti al mio tavolo ( dove mangiavo con mia moglie la mia quotidiana aragosta ) mi guardavano maliziosamente sorridendomi ed ammiccando per poi ripassare con le amiche una seconda volta, una terza…( ve l’ho detto che gli europei hanno molti punti in più dei locali anche se brutti…………….)
Il vestito a festa delle ragazze e dei ragazzi altro non era che una divisa scolastica ( vedi foto ): camicia bianca e gonna celeste per tutti ( uomini e donne ), fascia/sopragonna di pandano, collane di fiori al collo, fiori tra le orecchie, sandali e per le sole donne dei bei fiocconi blu tra le lunghe trecce. Complessivamente sembrava di vedere una scenetta alla Happy Days. Tutti emozionatissimi, iniziarono la festa con una parata tutti in fila, schierati sino al bancone dei professori, poi seguì una mini-messa cantata ( e non ) al termine della quale un lungo discorso prima del sacerdote, poi dei professori, aprì le danze. Quest’ultime all’inizio furono tradizionali ( tongane, tahitiane, tarantelle, valzer, liscio, etc. ) poi gradatamente passarono a qualcosa di più moderno ( reggae ) per finire ( sino all’alba ) ahimè ! con la pura discoteca !
Anche il rito del ballo seguiva cavallerie d’altri tempi. Le ( apparentemente ) timide ragazze rimanevano sedute sulle loro sedie finchè un ragazzo non le invitava con l’inchino. Anche le donne rispondevano con un altro inchino.
Chiaramente i più vergognosi ( tanti ) e le più bruttine rimanevano “al palo”. Le danze ( prima della degenerazione in discoteca ) erano in realtà una serie di gare da ballo ad eliminazione. Ogni mezz’ora veniva premiata la coppia migliore in un tipo di danza con tanto di attestato, mini-discorso e naturalmente un bel premio: una torta !
I balli si alternavano a mega-pappatorie ( anche noi non abbiamo potuto esentarci ), danze sfrenate e scombinate dei professori con i genitori ( ho visto ballare vecchie decrepite di 250 anni e di 250 chili con una agilità da esile diciottenne ! ) e spettacoli da saltimbanco…quanta allegria genuina !
A notte inoltrata tornammo in camera ( la festa non accennava a finire…ormai erano tutti, grandi e piccini, in preda ad una frenesia danzatoria ed urlatoria quasi mistica…avevano tutti “allentato” i freni inibitori e formali con i quali era iniziata la cerimonia…persino il prete ! …la musica aveva aumentato di molto il volume ! …le cibarie erano inesauribili ! ) e stanchi ci buttammo sul letto. Faceva molto più caldo che negli altri arcipelagi ( forse perchè molto più a Nord e quindi vicini all’equatore ) perciò cercai inutilmente di far funzionare il condizionatore ed i due ventilatori ( mi rimase in mano la cordicella ! ).
Il mattino seguente puntuale venne a prenderci un uomo barbuto ( il gentilissimo padrone del Mounu Island Resort ) che ci portò al vicino molo dove con un bel motoscafo potente e veloce d’alluminio ( lo stesso usato per il Whale Watching ) , con due motori fuoribordo da 150 hp l’uno, arrivammo in mezz’ora sino all’isola di Mounu navigando tra i meravigliosi fiordi delle Vava’u. L’isoletta era ancora più piccola di Fafa, girabile a piedi in 5-6 minuti ( marea permettendo ), un banco sabbioso ricco di vegetazione circondato da una discreta barriera corallina molto vicina a riva, un po’ attrezzato per il diving, bene attrezzato per l’incontro e lo snorkeling con le balene, con una struttura/veranda centrale per i pasti e soli “tre” bungalows ( più una capannina priva di servizi ) tutti distanti l’uno dall’altro ! e tutti con la propria spiaggia chiara “personale”.
Il bungalow era molto caratteristico: era interamente costruito con pareti e tetto “aerato” di legno, completamente avvolto da finestroni, sospeso su palafitte che fungevano anche da pali interni di sostegno del tetto, con un lettone “a terra” ( cioè senza rete…tipo quelli giapponesi ) e veranda esterna a cinque metri dal mare, avvolto dalla vegetazione, privo di elettricità ma dotato di due piccole lampade al neon che si caricavano di giorno con una cella solare. Chiaramente ( come anche nelle precedenti isole ) non mancava la sempre-presente e polinesianissima amaca ! Infine un piccolo bagno pulito e moderno con impianto a gas autonomo per la produzione dell’acqua calda completava la dotazione. Consiglio di portarsi ( come ho fatto io ) un insetticida ( spray in bombola ) ed un’altro a batteria portatile da viaggio ( di quelli che con una batteria “torcione” durano 360 ore ) oltre al solito repellente perchè il clima più dolce, la rusticità dell’isola, il full-immertion con la natura, attira qualche zanzara più del solito, anche di giorno e qualche “ospite” più grande la notte ( anche a causa della mancanza di gechi-killer ) …con questi piccoli ma essenziali accorgimenti non ho avuto problemi. Consiglio anche una/due torce elettriche ( e pile di scorta ) perchè quelle in dotazione ai bungalows ( in tutto il mondo ) sono sempre fioche/scariche e la notte è veramente buia !
Le torce sono utili non solo per la gestione notturna all’interno del bungalow ma anche per trovare la strada di casa sulla spiaggia tornando dalla cena !
Approfittai durante tutto il soggiorno per fare una cosa che oramai nessuno di noi fa più: “notare” il cielo e guardare le stelle !
La formula del Mounu è obbligatoriamente “pensione completa ” e si basa su una colazione abbondante ( succhi, papaya, toast ed uova ), uno spuntino a pranzo ( in genere una zuppa ) ed un pasto completo la sera…unico neo ( non per noi ) per i più “viziatelli”…si mangia quello che “passa casa !”, cioè non c’è possibilità di scelta o alternativa ( fame a parte ) a quello che viene cucinato ! Quindi nessun menù ma neanche nessuno spreco o cibo riciclato !
Tra una snorkellata e l’altra prenotammo l’escursione di Whale Watching.
Come dicevo prima il regno di Tonga ma soprattutto l’arcipelago delle Vava’u ( dove mi trovavo ) è uno dei pochi posti al mondo dove una grande abbondanza di balene ( per la precisione: megattere di 15 metri in lunghezza e di una quarantina di tonnellate di peso ) stanziano regolarmente ogni anno, da Giugno a Novembre, con i loro piccoli ( …si fa per dire piccoli ! ). A questo proposito molti centri di diving ( ma non solo ) organizzano delle escursioni per andarle ad ammirare e sinceramente le balene pare non ne soffrano ( sembrano tranquille…talvolta incuriosite ).
Consiglio di scegliere una barca veloce ( il Mounu è uno dei più attrezzati dell’arcipelago ) perchè senza la velocità si rischia di non tenere il “passo” delle balene o arrivare “tardi” ad uno dei tanti avvistamenti di cetacei.
E’ apprezzata anche la comodità e la grandezza dell’imbarcazione, dal momento che ci si spinge anche lontano, in mare aperto.
Alcune imbarcazioni sono dotate di un microfono subacqueo ( idrofono ) per far sentire il dolce canto delle megattere, che sono, tra le balene, quelle più “canterine”.
L’escursione iniziò la mattina presto e durò circa 8 ore ( per sole 70.000 lire a persona, panini e bibite comprese ).
Tutta la giornata si basò sull’ avvistare da lontano la colonna d’acqua ( lo spruzzo ) formata dalla respirazione delle balene, correre ad una velocità impressionante sul posto, posizionarsi sulla traiettoria delle balene, ammirare ( da vicino ) per qualche minuto ( o più raramente per 20-30 minuti ) le evoluzioni delle megattere ( hanno l’abitudine di saltare spesso, uscendo completamente dall’acqua per ricadere all’indietro…veniva chiamato “bridge”, cioè “ponte” ), battere le mani ogni qualvolta la balena assumeva una posa “artistica”, buttarsi in acqua ( per chi lo voleva fare ) per incrociarla sott’acqua purtroppo per pochi secondi ( di più non si riusciva …era troppo veloce per noi ) e poi via in direzione di un’altra coppia, branco o singola balena ! Infatti ogni cetaceo, passata la curiosità per noi umani, si inabissava inesorabilmente facendo perdere le proprie tracce…ma nella zona ( tra l’interno dei fiordi e l’alto mare ) ce n’erano tantissime !!! Addirittura la sera, all’imbrunire, ne scorgevo sempre un paio, in lontananza, proprio di fronte al mio bungalow !!!
Consiglio per l’escursione: portarsi molti rullini ( non si sa mai le foto che usciranno bene…il movimento del mare può far venire una bella foto “mossa” ), evitare di fare snorkeling ( al massimo una volta per far pipì…8 ore son 8 ore ! ) perchè per essere pronti al grido “go ! go! ” ( il momento di buttarsi in acqua ) si perde lo spettacolo di vedere bene le balene ( dalla barca ) e di fotografarle ( chi ha snorkellato non ha neanche una foto ricordo ! ) …inoltre non è piacevole stare tutto il tempo bagnati in costume, al vento, sul retro della barca, 8 ore in maschera, pinne e macchinetta sub come in assetto di guerra d’assalto pronti a tuffarsi decine di volte all’improvviso, per pochi attimi solo, in un mare che a largo è gelido ( magari dopo aver mangiato due bei paninozzi ! ); inoltre consiglio come postazione fotografica migliore il tetto della barca ( io sono stato benissimo ! …e da solo ! ) a patto ovviamente di non soffrire di vertigini e di mal di mare, poichè da “sopra” si “balla” molto di più e nei momenti di forte accelerazione ci si regge accovacciati a stento ! ( …e si “salta” ).
Infine volevo aggiungere che nel Whale Watching sono comprese anche un paio di “classiche” snorkellate sottocosta sulla barriera, una delle quali dentro ad una suggestiva grotta !
Le sensazioni positive che mi diede questa escursione non sono descrivibili, un’ esperienza unica che da sola varrebbe il viaggio dall’Italia !
L’impatto emotivo fu talmente grande che la notte sia io che mia moglie sognammo tutto il tempo le balene !!!
Il giorno seguente lo dedicammo interamente al relax, ammirando dalla spiaggia il meraviglioso paesaggio cosparso di isole disabitate ed “ascoltando” il religioso “silenzio” dell’isola ( …e pure facendo un po’ di snorkeling intorno ai due “funghi” di antico corallo che spuntavano dal mare sopra ai quali nidificavano gli uccelli marini ).
La mattina successiva salutammo ( calorosamente…come fosse una vecchia conoscenza ) lo staff Mounu: la padrona, i suoi due cani neri, i quattro gatti ed il pappagallo George e salpammo con la barca del Whale Watching ( guidata dal marito americano della signora ) verso l’isola principale delle Vava’u, dalla quale con un taxi, arrivammo all’aeroporto !
Un’oretta di volo ( con un Hs748 ) ci separava dal ritorno all’isola capitale di Tongatapu, dove questa volta ci fermammo un paio di giorni per poterla, insieme al nostro amico GP ed una Jeep, visitare prima della nostra definitiva partenza per Nadi ( Fiji ).
In aeroporto mia moglie fece amicizia con una bella bambina e la madre volle fare una foto ricordo con noi !14 Agosto – Isola Tongatapu: una volta arrivati sull’isola, senza neanche posare le valige in albergo, approfittammo delle ultime ore di luce ( era primo pomeriggio ) per fare un giro in Jeep. Purtroppo per motivi tecnici ( aerei ) avevo a disposizione appena una giornata e mezza per visitarla…ma vi assicuro che merita qualche giorno in più. Infatti possiede molti ambienti diversi tra loro, alcuni unici ed introvabili in tutto il Sud Pacifico, altri che riuniscono le caratteristiche di altri posti tropicali molto distanti tra loro ! Tongatapu è un isola tutta da scoprire, purtroppo ( o per fortuna ) ancora molto snobbata dal turismo che preferisce proseguire per altri luoghi, pensandola poco interessante solo perchè è la più grande ( e quindi la meno “isola” ) e perchè è sede della capitale e dell’aeroporto internazionale !
Pensate invece che è ancora abbastanza vergine ed incontaminata.
Le strade sono quasi inesistenti e molti luoghi incantevoli sono persino sconosciuti agli stessi locali ! Inoltre possiede antichi siti archeologici.
Ma andiamo per gradi…camminando nelle stradine di campagna, tra piantagioni di “taro” e di cocco, tra paesaggi “inglesi ” alternati a “tropicali”, tra le tante tombe coloratissime ai lati delle strade ed i tratti di laguna dove i pescatori lanciavano in aria le reti per pescare, giungemmo al primo sito archeologico: le grandi tombe terrazzate reali ( Langi ) costruite intorno al 1200 d.c. con enormi blocchi di corallo ( ricordo che a Tonga la pietra è rara…quindi è stata sostituita nelle costruzioni con il corallo ).
Comprai di fronte al monumento una bellissima maschera di legno ed una tipica cavigliera di semi per mia moglie.
Poi ci avviammo verso l’antica città di Heketa dove nei pressi sorgeva il misterioso Maui Ha’amonga Trilithon, una grande struttura formata da tre blocchi enormi di corallo ( due laterali ed un terzo sopra ai due ) che probabilmente serviva da calendario solare ( …e che è il simbolo di Tonga come il Colosseo lo è di Roma… ).
L’esplorazione dell’isola proseguì sino alla Baia dove approdò ( per la terza volta ) nel 1777 James Cook ( la Captain Cook Landing Place ). Vorrei spendere due parole per raccontare una curiosità da “settimana enigmistica”.
Da un lato di questa baia, circondata dalle mangrovie, sorge una pietra dove è cementata una targa metallica a commemorazione dell’evento storico ( lo sbarco di Cook appunto ! ). Sul retro di questa pietra vi è invece un’altra targa di dimensione ed aspetto identico che commemora la visita nel 1970 della regina Elisabetta “seconda” d’Inghilterra con il consorte il Duca di Edimburgo…solo che avendo finito le stanghette delle “I” per scrivere “seconda”…la regina diventò: Elisabetta “undicesima” !!! ( vedere foto…”II” è stato rimpiazzato da “11” ).
Per vedere invece il suo primo viaggio nel 1953 clicca qui !
Il giro continuò tra paesaggi unici …ad esempio avete mai visto una palma da cocco geneticamente biforcuta…e prossimamente triforcuta ? …avete mai visto molte piante di cocco messe insieme con il tronco a spirale a causa dei vari cicloni ? …avete mai visto delle mandrie di bovini al pascolo tipo paesaggio svizzero… ma sotto le piantagioni da cocco ?…avete mai visto tanti grandi pipistrelli diurni ( modello Seychelles, le volpi volanti ) volteggiare sotto le vostre teste ? avete mai visto una tropicalissima basilica di S. Antonio da Padova costruita con legni locali ? forse si e forse no …ma i pezzi unici erano ben altri: le coste e le spiagge ( ben 43 ) ! …tutte diverse l’una dall’altra…
Infatti il bello doveva ancora venire ! Sulla parte Sud-Ovest dell’isola principale, la potenza delle correnti oceaniche ( soprattutto in caso di alta marea, vento e mare agitato ) si poteva ammirare in tutta la sua magnificenza a causa delle elevatissime onde che s’infrangevano sulle alte coste non protette dalla barriera corallina. In alcuni punti però queste correnti si infilavano in sifoni sotterranei scavati dalla natura in tratti di antichissimo corallo ( oramai più simile alla pietra ) per poi sbucare all’aperto tramite “buchi” ( simili a piccoli coni vulcanici ) innalzandosi a varie altezze ( fino a 20 metri ! ) come fossero geyser marini, emettendo un caratteristico sbuffo sonoro: erano i “Blow Holes” ( letteralmente: “buchi sbuffanti” ), un fenomeno esistente anche in altri luoghi della terra ( ad esempio in Nuova Zelanda ) ma che a Tongatapu è molto più evidente !
Ci fermammo quindi a lungo sia nelle coste a strapiombo, sia in calette, accessibili tramite viottoli ed arrampicate, caratterizzate da spiagge bianche, pozze di corallo multicolori e blow holes, alcuni dei quali s’innalzavano in sequenza formando giochi d’acqua, zampilli e suoni come fossero le canne di un organo ! f a n t a s t i c o !
La sera soddisfatti tornammo in città per prendere possesso della nostra stanza all’ International Dateline Hotel, uno degli alberghi più famosi di Tongatapu, oramai in decadenza, in stile europeo…ma poco importava… in quanto doveva essere solo di “parcheggio” momentaneo e poi via a cena: il nostro amico italiano ce ne offrì una a base di aragoste giganti al suo locale: il Waterfront Cafè…lo consiglio ( pubblicità :-) ) soprattutto il Giovedì, quando si organizza uno show di danze folcloristiche con le più belle Tongane del regno !
Il mattino seguente di buon mattino riprendemmo l’escursione. Dopo aver fatto colazione ( consiglio il Friend Cafè non distante dall’Hotel ) visitammo il grande mercato coperto ricco, al piano terra, di generi alimentari, soprattutto frutta e verdura tropicale di ogni tipo e genere, al primo piano, di tutti i manufatti d’artigianato possibili ed immaginabili: dai ciondoli alle statuette, dai quadri di tapa alle magliette.
Poi continuammo a piedi lungo le sicure vie della capitale ( più simile ad un villaggio ) facendo un po’ di shopping nei negozi “del centro” ( si fa per dire )…in particolare acquistai delle “classicissime” magliette turistiche di una famosa marca locale ( Look Sharp ), una bella camicia originale Hawaiana ( praticamente a Tonga esistono solo camice Hawaiane a fiorelloni e colori sgargianti ! e tutti le portano ! ) ed un Cd di musica tongana ( solo chi ci è stato può apprezzarle ! …sono un pò “difficili” da capire… ).
A questo punto voglio raccontare un piccolo incontro simpatico fatto durante il nostro girovagare nelle viuzze di Nuku’alofa: mentre attraversavamo una strada si fermò davanti a noi un auto, dalla quale scese un grosso tongano e ci disse: “Taxi ?” e noi ( un pò meravigliati, in genere a Tonga nessuno ti vuole vendere o chiedere nulla ): “No, thank you” … e lui mostrandoci un cappello da Cow-Boy : “do you want my hat ? good price !
It’s made in Australia”…e noi “No, thank you” e lui sorridendo, per niente scocciato, con la classica domanda: ” Italian ?” e noi “Yes ! ” e lui, come per farci un complimento: ” Mafiosi ? friends of Gp ? ” e noi “Yes” e lui: ” from Milan ?” e noi: ” No, from Rome !” e lui: ” Rome ? Bona porchetta ! Ciao amigo !”… questo a dimostrazione di quanto nella loro cultura ( anche geografica ) sia importante il mangiare !
Ad una certa ora ci incontrammo con Gp per continuare il giro con la Jeep. Vedemmo la grande riproduzione della Kalia ( canoa ) reale che stavano varando in quei giorni, il palazzo reale, quello del principe, la prigione: praticamente un capannone in campagna senza muri di cinta, guardie o filo spinato: a dimostrazione di quanto sia inesistente il tasso di criminalità ( generalmente gli unici carcerati sono formati da qualche ubriaco ! ) e poi entrammo in una scuola elementare per dare un’occhiata ad una festicciola ( a Tonga ogni pretesto è buono per festeggiare con musica e cibo…e l’ingresso è sempre libero a tutti ! ): mia moglie Maria fu letteralmente assalita da un orda di bambini che iniziarono a lisciargli i capelli, parlargli in “tongano” …non la lasciavano più andare via !
Poi andammo ad osservare i pescatori della laguna. Alcuni pescavano lanciando le reti, in piedi nell’acqua bassa, altri pescavano dalla barca. A questo proposito volevo citare un curioso metodo per la pesca del polpo ( in queste acque molto abbondante ): la pesca con il topo ! In realtà si tratta di un fantoccio realizzato con legno e paglia a forma di topo attaccato ad una lenza, al quale si aggrappa il polpo e per quanto strano, pare funzioni egregiamente ed il motivo è spiegato da una antica leggenda: un giorno un topo cadde in acqua e stava per affogare. Allora chiese aiuto ad un polpo promettendogli un bel regalo in cambio della vita salva. Quando però il polpo portò a riva il topo, questo scappò senza mantenere la promessa. Da quel giorno il polpo cercò il topo per vendicarsi !
Il nostro giro continuò con la visita di altre spiagge ( mi ripeto: tutte diverse ! ), per continuare con scorci panoramici dell’isola come ad esempio: la Porta dei Colombi, un gigantesco arco di corallo sotto il quale ribollivano le acque dell’oceano e la spiaggia degli innamorati ( caratterizzata da una bellissima spiaggia bianca accessibile solo tramite un lungo viottolo impervio e costellata da monoliti e piccole grotte ) .”Voci di corridoio” asseriscono che in quel luogo sia stata concepita la maggior parte della popolazione ! popolazione, formata da circa 100.000 abitanti in tutto il regno ( ed altrettanti fuori del regno, in Europa, Usa, Australia e Nuova Zelanda, i quali rappresentano un’altra grande fonte di sostentamento locale; infatti gli emigrati spediscono regolarmente molto denaro ai parenti in patria ! )
Terminato il tempo, con le valige già caricate nella jeep, ci togliemmo i costumi, ci vestimmo “da aereo” e ci facemmo accompagnare in aeroporto per continuare il nostro viaggio attraverso il Sud Pacifico.
15 agosto sera: un forte abbraccio ed un ringraziamento a Gp, amico simpatico ed ottimo organizzatore ed un addio ad una delle più autentiche isole Polinesiane… anzi spero un arrivederci ! .
Il mio racconto è finito e sicuramente, come è avvenuto per altri racconti, qualcuno di voi sarà tentato di mandarmi un Email privata con la solita domanda: come posso fare per andare a vivere laggiù ?
Beh ! sicuramente Tonga rispetto altri paesi dell’Oceania come le Fiji o la Polinesia Francese non ha “sigillato” le frontiere a quanti vogliano intraprendere una “nuova vita”, inoltre gli italiani sono ben visti ( il ministro Tongano del turismo, commercio, industria e lavoro, Giulio Massasso Pa’unga ha un nome italiano, ma il perchè è troppo lungo da raccontare ed alcuni nostri connazionali si sono integrati molto bene nella società, talvolta fondendosi…:-) ) ma se si pensa di andare a Tonga con certo “gruzzoletto” e vivere d’ozio sotto le palme si è pienamente sulla strada sbagliata. A Tonga non servono certo i “fannulloni” …anzi ne avrebbero da esportare come prima risorsa nazionale ! ( senza offesa…ma è la verità ! ).
Quindi solo chi conosce una professione ed ha intenzione di lavorare sodo ( ad un ritmo comunque meno stressante che quello Occidentale ) può coronare il sogno di una vita tranquilla nel regno e probabilmente guadagnerà anche molti soldi !
A Tonga ( ma anche negli stati vicini come Fiji, Vanuatu, Tuvalu, Niue, Samoa ed altri… ) mancano produttori di formaggio, mozzarelle, salami, prosciutti, mancano abili allevatori, idraulici, agricoltori ed in generale mancano persone che possano trasformare un’attività svolta oggi in maniera disorganizzata, svogliata e con mezzi precari in qualcosa di più razionale, moderno e funzionante ( non mi riferisco ovviamente all’industria…lungi da me l’intenzione di far rovinare un paradiso del genere ! ) e questo per migliorare la qualità della vita, aumentare la diversificazione dei prodotti e limitare soprattutto le importazioni dall’estero, diminuendo la dipendenza dagli altri paesi.
Malo e lelei, Steve

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