Rio, Iguassu e Salvador

Racconto di viaggio in Brasile

Ore 4.00. Finito l’Ironman, inizia il viaggio turistico. Ci dobbiamo alzare a quest’ora per orendere il volo delle 7.30 per Rio de Janeiro, e alle 6 e mezzo nel minuscolo aeroporto di Florianopolis e’ il caos. Partono 4 voli quasi contemporaneamente e quasi tutti gli Ironman sono qui, con i loro bagagli e le loro biciclette… Nonostante cio’ il volo ha solo 15 minuti di ritardo.

Dopo un’ora e mezzo siamo finalmente a Rio de Janeiro. Dopo esserci liberati della roba sportiva e conosciuta Carmen, la nostra guida sul posto, puntiamo all’hotel. La strada e’ la (tristemente) famosa autostrada della morte, dove quasi ogni notte (ma non solo) le bande rivali delle favellas che sono attraversate dall’autostrada si fronteggiano armate con sparatorie dove gli automobilisti sono spettatori terrorizzati e incolpevoli (spesso anche colpiti).

Comunque il paesaggio e’ favoloso, costeggiamo le famosissime spiagge di Rio, Gloria, Flamengo, Botafogo, Urca, Leme, ed infine Copacabana, dove il nostro hotel (il Plaza Copacabana) e’ situato. Per il pranzo ci avventuriamo sul lungomare di Copacabana, che e’ piuttosto pericoloso, con scippi frequentissimi e bambini queruli, l’umidita’ e’ altissima e fa piuttosto caldo. Cosi’ scopriamo un modo di mangiare brasiliano. Il pranzo al chilo: 2 euro un chilo di cibo.

Nel pomeriggio Carmen ci porta a vedere le altre spiagge, Ipanema e Leblon su tutte, e la Vermelha, giusto sotto il Pan de Azucar, su cui saliamo con la teleferica. La vista e’ splendida. Alla sera siamo stanchi e rimaniamo in hotel, mangiando a buffet in una sala frigorifera: la mentalita’ e’ la stessa degli Stati Uniti, piu’ e’ caldo fuori e piu’ deve essere freddo all’interno. Comunque la qualita’ e’ ottima.

Rio de Janeiro

Prosegue il tour, Carmen e’ molto efficiente e professionale, e ci fa prendere un trenino che passa in mezzo ad una foresta tropicale e che porta al Corcovado (anche da qui la vista e’ spettacolare….), il Maracana’ (il mitico stadio da duecentomila posti), la cattedrale moderna, il Sambodromo (con vestizione di costume tipico) e la chiesa barocca di San Benito (Mosteiro de Sao Bento), per poi lasciarci all’hotel a meta’ pomeriggio. La sera ci lanciamo nel mitico (e carissimo) ristorante “Marius crostaceus” (di pesce, ma c’e’ anche la versione carnivora) un buffet infinito di pesce crudo, cotto e minestre , e i secondi vengono portati dai camerieri ad oltranza. Io ricordo di aver mangiato oltre 20 ostriche e aver assaggiato una quindicina di altre leccornie, prima di dichiarare forfait.

Oggi abbiamo accettato di partecipare ad un tour facoltativo che ci porta alla scoperta di alcune isole “tropicali”, ma le mie condizioni sono terribili (ho la febbre molto alta) purtroppo non ricordo neanche in che direzione siamo andati, e tanto meno il nome di queste isole. Alla sera andiamo in un’ altra churrascaria, il Carretao

Foz de Iguazu’

E siamo arrivati ad una delle meraviglie della natura, le cascate (foz) de Iguazu’, al confine tra Brasile, Argentina e Paraguay. Conosciamo Miguel, e non ci fa una buona impressione, d’acchito, sembra un trafficone, e il fatto che l’hotel in cui ha prenotato la camera sia molto meno bello di quello in cui dovevamo andare (molto, molto piu’ bello) non lo aiuta. Io continuo ad avere la febbre, e l’aria condizionata dell’hotel non mi aiuta. Cosi’ decidiamo, vista anche l’ora, di rimandare a domani la visita alle due sponde delle cascate, al mattino quella argentina, al pomeriggio la brasiliana.

Le cascate sono splendide. Da qualunque delle due sponde si ammirino lasciano senza fiato. La parte brasiliana permette una visione piu’ frontale, la parte argentina da una visione dall’alto e su due versanti delle cascate.

Salvador de Bahia

Siamo arrivati (5 giugno) al nord e precisamente a Salvador de Bahia. Mateus, la guida locale e’ giovane e molto esuberante, ma purtroppo le nostre condizioni fisiche sono peggiorate, ed anche Carla non si regge in piedi. Speriamo domani. Piove a dirotto, ma proviamo lo stesso a farci portare da Mateus in giro per il centro storico: il Pelourinho, poi Barra, e la chiesa barocca di San Francesco, dove Carla ha un mancamento. Anche io mi reggo in piedi a malapena, e Mateus ci riporta in hotel (il Pestana), dove finiremo la nostra giornata in hotel. La nostra vacanza post Ironman finisce qua, dopo, infatti il rientro a Rio de Janeiro ripartiremo per l’Italia con qualche rimpianto per non aver goduto appieno del Brasile, ma mi sa che torneremo…

Federico Franchini

 

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