Barranquilla

Racconto di viaggio in Colombia

Per la seconda volta, mi sono recata in Colombia per visitare , a Barranquilla, il bimbo che da anni ho in adozione a distanza, Ramiro.
Bene, visto che mi ci trovavo, ho pensato di prendermi qualche giorno di vacanza, ed ho optato per Cartagena, una città sulla costa, veramente splendida, famosa per il suo stile ed i suoi balconi coloniali.
Chi ha il coraggio di lamentarsi dell’insistenza dei nostri “vù cumprà”, dovrebbe sedersi su di una sdraio della spiaggia vulcanica di Cartagena: nel lasso di tempo di una mattinata, mi sono vista offrire di tutto: ostriche, collanine, seppia piccante, massaggi, vibratori, treccine, creme, abbronzanti, artigianato, sesso ( maschile o femminile….dipendeva dai gusti…)…e una gita al vulcano. A questo punto, ho aperto gli occhi e mi sono tolta dalla faccia l’espressione di fastidio….” Quale vulcano?!” ho chiesto.
Per farla breve, mi imbarco in una monovolume insieme a quattro ragazze dell’Equador,, uno spagnolo, un belga, un italiano, e via a visitare il vulcano.
Mitico!! Quattro metri di diametro e svariati di altezza…mi sembrava il vulcano di Barbie!!
Oltre alla visita geografica, la gita comprendeva il pranzo ed il bagno in una spiaggia popolare.
Premetto che gli organizzatori ci avevano richiesto di non portare assolutamente denaro ( era già tutto pagato in precedenza) e di lasciare qualunque cosa nell’auto monovolume….”Altrimenti vi rubano tutto!!”…
Appena mettiamo piede in spiaggia, ci si avvicina un gruppo di bambini, ed uno di loro, con gli occhi color del carbone, mi prende la mano…” Vuoi essere mia amica?”….Josè Luis, un sorriso incantante, sei anni di dolcezza avvolgente…ero già conquistata!
“ Di dove sei ?” mi domanda
“Italiana”
“Ah, io conosco l’Italia: la sua capitale è Roma.”
Facciamo il bagno, i tuffi e insieme giochiamo con la sabbia, finchè mi chiamano per il pranzo con gli altri del gruppo.
I bambini che avevamo con noi, sono stati spinti fuori in malo modo dal personale del “ristorante” (notare le virgolette!). “Questi accattoni devono stare fuori! Non date loro troppa confidenza!”
Inutile dire che nessuno di noi ha toccato cibo e, con vari giochi di prestigio, senza farcene accorgere dai Barbablù, siamo riusciti a passare tutto ciò che avevamo sul tavolo, ai bambini che ci aspettavano fuori e che avevano una fame…..antica….. Josè Luis mi guardava attraverso le pareti di canne e mi faceva capire, a gesti, che mi avrebbe aspettato e mi ringraziava. Accidenti!!!

Ma ci sarà un Telefono Azzurro colombiano?!
All’uscita mi prende per mano e mi chiede: “Posso farti un regalo?” e sparisce di corsa.
Ritorna, stringendo con orgoglio in una mano, tre belle conchiglie.
Con la mia deprecabile mentalità borghese, dove tutto va quantificato, gli ho risposto” Mi spiace Josè, ma non ho neppure una moneta da darti in cambio per queste:”
Con un’espressione indecifrabile, richiude a pugno la mano e, guardandomi dritto negli occhi dice: “Yo te pedì ser mi amiga, y la amistad no vale dinero!!…..”( Ho chiesto d’essermi amica, e l’amicizia non ha valore in denaro!)
Orgoglio, fierezza, dignità.
ORGOGLIO, FIEREZZA, DIGNITA’……
Credetemi, mi sono sentita piccola, ma così piccola e meschina, che mi sarei presa a schiaffi!!!
Ho ancora le tre conchiglie regalatemi da Josè, che sicuramente non incontrerò mai più, ma non ho bisogno di quelle per ricordarmi la lezione di vita che lui ha saputo darmi.
Se una morale c’è, traete voi la vostra, perché io, la mia, l’ho ben impressa nella mente e nel cuore..

di Patty
[print-me target=”#post-%ID%”]