I colori del Perù

Racconto di viaggio in Perù

Oceano Atlantico, 03 settembre 2005 ore 18.30
Finalmente dopo due anni e tante peripezie è iniziata questa nostra fantastica avventura: “Perù”.

I nostri compagni di viaggio sono una coppia di romani o meglio, lei d’origini sabine, lui marchigiane; i loro nomi e le loro caratteristiche: Simona, la precisa del gruppo che studia, prende appunti… e Marco che adesso sta dormendo dopo essersi diviso con me un bicchiere di vino: è quasi astemio e soprattutto a paura di volare, non preciso, insomma un casinaro.

Ma ora veniamo a noi due: Antonio e Claudia; il primo simile a Simona: infatti, ora è preso nella scrittura di una sorta di diario di viaggio, la seconda uguale a Marco: non dorme, ed è impegnata a compilare le parole crociate della settimana enigmistica.

Insomma un gruppetto niente male, già affiatato da una bell’amicizia iniziata con il corso prematrimoniale, che inizia quest’avventura con lo spirito che dovrebbe accompagnare ogni viaggiatore, quello della scoperta e del rispetto della cultura che si va a visitare.

Dimenticavo di scrivere che tra poche ore “italiane” è il compleanno di Claudia che ha la fortuna di allungare di sei ore i festeggiamenti.

Lima

Lima: la prima tappa del nostro viaggio.
Pernottiamo nel quartiere di Miraflores, zona residenziale affacciata sull’oceano. Di primo mattino ci avviamo per una passeggiata lungo lo costa, ricca di parchi verdi e giardini. Ottima impressione, ma certo questa non è la vera Lima; infatti nel primo pomeriggio ci trasferiamo a Huaraz, seconda tappa del nostro lungo viaggio, e attraversiamo la città che nulla ha a che fare con il quartiere Miraflores: molto povera e in alcuni punti anche pericolosa. In tarda serata siamo finalmente arrivati nel nord: Huaraz, 3091 m. di altitudine, appena sotto le due catene della Cordigliera Bianca e Nera. Distrutta da un terribile terremoto nel 1970, oggi ci appare come una caotica cittadina, punto di partenza per qualsiasi tipo di trekking. Non c’è da aspettarsi molto, ma per chi come noi e’ arrivato fin qui per godersi il panorama delle montagne, è sicuramente un bello spettacolo. Nella mattinata siamo partiti per il primo dei tanti siti archeologici che visiteremo in questo splendido paese: “Chavin de Huantar”. Prima di arrivare al sito abbiamo attraversato il parco di Huascaran visitando il lago di Querococha, posto a 3980m d’altezza. Qui abbiamo consumato un “rito” che in Perù è molto importante, non solo ai fini del mal di montagna, ma anche buono per lo spirito e la tradizione; abbiamo prima bevuto il matè de coca e poi, in un boschetto accanto al lago, abbiamo masticato le foglie di coca. Proseguendo sulla strada panoramica all’interno del parco, abbiamo raggiunto il punto più alto: 4178m. dove abbiamo attraversato una galleria interamente scavata a mano, ed ora in via d’ampliamento: infatti la si può attraversare in sole due ore della giornata alle 12 e alle 18; essendo l’unico passo per poter entrare alla valle da cui si accede a Chavin conviene rispettare gli orari. Il sito di Chavin è a 3250m ed a prima vista, quando si giunge dalla strada 17 enero, non sembra un granché: questo a causa della valanga che nel 1945 investì completamente il sito, ricoprendolo di circa 15 metri d’altezza di fango. Negli anni si sono susseguiti diversi archeologi che pian piano hanno riportato alla luce il sito e soprattutto la cultura Chavin che risulta essere più antica di 2000 anni di quella Inca. La bellezza del sito si apprezza passeggiando per i tanti tunnel sotterranei al di sotto della costruzione centrale: in uno di questi è stato ritrovato un totem raffigurante un giaguaro con un condor ed un serpente, le tre divinità principali, posto al centro della croce del sud. Si pensa che sia stata l’abitazione dello stregone, posto in cui a nessuno era consentito l’accesso. Sono presenti due piazze, una circolare più piccola ed una quadrata più grande al centro del sito, al di sotto una serie di cunicoli utilizzati per l’irrigazione.

Durante il ritorno a Huaraz, ascoltiamo il suggerimento della nostra guida Desio e decidiamo di cambiare il tragitto che ci porterà a Trujillo. Pertanto, invece di prendere la Panamericana e allungare di 200Km, seguendo un sentiero sconnesso abbiamo attraversato il canyon del Pato: uno spettacolo naturale ineguagliabile, tra pareti di granito alte fino a 1000mt e gallerie scavate totalmente a mano nella roccia. E’ una strada poco battuta dai normali giri turistici poiché bisogna conoscerla bene, vista la sua pericolosità: attraversa miniere di carbone, gole profonde e ponti tibetani; su uno di questi ci siamo goduti un panorama mozzafiato, sospesi ad un’altezza di circa 200mt. Abbiamo approfittato per scattare foto, mentre il cameraman del gruppo, Marco, si dilettava a riprenderci.

A metà strada ci siamo fermati per ammirare l’unione della cordigliera Bianca con quella Nera, spettacolo concesso ai pochi che come noi si sono avventurati per questa strada….

Dopo 5 ore di strada sterrata o meglio di sentiero, finalmente abbiamo ripreso l’asfalto per la felicità del nostro fondo schiena ed in circa 2 ore e mezzo siamo arrivati a Trujillo.

Cittadina in stile coloniale con la Plaza des Arms al centro, si presenta a primo colpo d’occhio molto movimentata. Poco fuori dal centro urbano ci siamo recati a visitare le famose piramidi della civiltà Moche: ” Huacas del Sol e Huacas de la Luna “. L’ingresso è consentito solo a Huacas de la Luna che ci offre un bellissimo assaggio dell’architettura e dell’ingegneria di questo popolo e delle comunità che si sono succedute; la piramide di base quadrata presenta nella parte esterna sulle mura,da ovest, spettacolari dipinti ancora ben conservati che rappresentano soprattutto gli idoli di questo popolo: pesci, serpenti e anche sacerdoti protettori del tempio.
All’interno ci sono, ancora ben conservate, alcune stanze e parte del muro del cortile con disegni rappresentanti il viso dello stregone. Degni di nota gli architetti e gli ingegneri dell’epoca, in quanto le piramidi sono state erette con mattoni di fango e hanno resistito per ben 1500 anni. All’interno si possono notare i diversi momenti in cui sono state costruite le mura, divise in blocchi per attutire i numerosi sismi che in Perù si sono verificati e si verificano tutt’ora; dimenticavo un particolare: per la costruzione e’ stato calcolato che ci sono voluti circa 140 milioni di mattoni di fango … senza parole.
Da questa località ci siamo spostati al sito di Huacas del Dragon e subito dopo alla grande città di ChanChan.

Per la sua vastità, ai noi, oggi e’ possibile visitare uno solo dei tanti quartieri. Ancora ben conservate le mura di cinta alte 12mt, all’interno sono presenti decorazioni disegnate direttamente nelle mura di fango e rappresentano oggetti e momenti della vita quotidiana di questo popolo. Al centro del complesso c’e’ un’enorme piscina d’acqua dolce creata per il fabbisogno della popolazione, ma attenzione, è in pieno deserto! Quando era piena veniva utilizzata per irrigare grazie ad un sistema di canali praticamente perfetto. In questo stesso quartiere è stata ritrovata la tomba del re che regnava sulla città che conteneva oggetti preziosi, ceramiche, scheletri d’animali e umani che adornavano la tomba del defunto. La grandezza del complesso e la sua architettura valgono il viaggio fatto fin qui.

Nel trasferimento da Trujillo a Chiclayo, sulla strada abbiamo incontrato uomini e donne chiamati “Pellegrinos”, che vestiti di una tunica viola affrontano, ci spiega la nostra guida, un viaggio lunghissimo da Lima a Piura nella regione di Aybaca per la festa del Cristo, un atto di devozione immenso se pensiamo che il viaggio viene affrontato a piedi per oltre 1000km: questo rileva ancora una volta la dignità e la forza d’animo di questo popolo che, pur non avendo nulla, si abbandona totalmente alla sua fede. Giunti a Chiclayo, invece di visitare il sito di Sypan, dietro consiglio della nostra guida naturalmente, ci siamo recati a Ferranate nella città di Sycan: vale la pena questa sostituzione vista l’importanza archeologica di Ferranate. Nel pomeriggio, oltre alla visita del museo del signore di Sipàn che e’ davvero speciale, abbiamo visitato le piramidi di Tucume per poi recarci all’aeroporto e prendere il volo per Lima.
Il nord è stato fantastico: ancora poco visitato e quindi non inquinato dalle orde di turisti.
Il giorno seguente lo abbiamo dedicato a passeggiare per la Capitale in completo relax. Il mattino dopo avevamo il trasferimento in aereo per Cuzco, ma come accade frequentemente in Perù, il volo ha subito un ritardo di 2 ore.

Eravamo preparati a simili contrattempi e così abbiamo colto l’occasione per tirare le somme sui primi giorni del viaggio….
In tarda mattinata, finalmente siamo arrivati nella città culla della civiltà Inca: Cuzco, quota 3880mt; ormai l’altitudine non è più un problema, ci siamo già acclimatati a Huaraz. La città è bellissima, caratteristici vicoli ed edifici in stile coloniale offrono una buona impressione a chi arriva fin qui. Abbiamo continuato l’acquisto d’artigianato locale, presi dalle incantevoli stradine ricche di piccoli negozietti e botteghe, dove contrattare è d’obbligo. Durante la serata ci ha raggiunto Leo, la guida che ci accompagnerà, tra due giorni, nel nostro IncaTrail per alcune raccomandazioni sul tracking che affronteremo; mentre l’avvicinamento a MachuPichu avverrà con Uan, la guida che ci porterà a visitare la valle sacra.
Di buon mattino, dopo una ricca colazione, siamo in partenza per la fortezza di Ollantaytambo, posta a 2800mt. Prima di giungere al sito, Uan ci propone una deviazione di circa 45Km per raggiungere il paesino di Chinchero a 3762mt dove oggi che e’ domenica si tiene un mercato meno conosciuto di quello proposto da tutte le agenzie turistiche e cioè quello di Pisac, ma a detta sua più caratteristico e meno turistico dove si può interagire meglio con gli abitanti del posto.
Dopo aver superato il passo di 3900mt arriviamo al villaggio: singolare la poca presenza di turisti; ciò che attrae la nostra attenzione è un gruppo di donne intente a contrattare tra loro merce d’ogni genere: la curiosità e’ data dal fatto che il loro metodo di pagamento e’ ancora oggi il baratto, sì loro barattano tutte le merci, principalmente alimentari, non utilizzando nessuna forma di denaro.
Ci sono banchi dove vengono vendute erbe medicinali, frutta, carne, verdura, artigianato locale….effettivamente vale la pena venire fin qui: la gente è cordiale e sempre sorridente, si possono gustare scene di vita quotidiana senza essere considerati degli intrusi.

Dopo gli acquisti siamo ripartiti alla volta della fortezza di Ollantaytambo: capolavoro dell’ingegneria e dell’architettura, vista dal basso presenta la classica forma a terrazza. Salendo si nota la particolare lavorazione del granito nella costruzione delle mura e del tempio ed il grande lavoro compiuto da questo popolo 1000 anni fa nel trasportare questi enormi blocchi di granito che pesavano svariate tonnellate. Geniale la scelta del posto, tra due montagne con una gola nel mezzo, in modo che l’accesso era consentito solo da un passaggio ed era facilmente sorvegliato dagli appostamenti che erano situati a circa 200mt d’altezza sui lati delle montagne. La fortezza si sviluppa in altezza al di sopra della gola e a valle c’era il paese che era attraversato da un sistema di canali che serviva ad irrigare i campi e le terrazze nella valle. Sorprendente la posizione dei granai nascosti tra i costoni della montagna per impedire il furto delle provviste. Finita la visita del sito ci accingiamo a spostarci verso l’ultima destinazione della giornata: il mercato di Pisac.

Nella serata siamo giunti a Yucay dove pernottiamo aspettando il grande giorno: Machu Pichu. Al mattino di buon ora abbiamo preso il treno dalla stazione di Ollantaytambo e siamo scesi al km104 dove ci attende la nostra guida, Leo, per il nostro inca trail. Arrivati all’ingresso del percorso, dopo aver sbrigato le formalità di registrazione al controllo e verificato la funzionalità della nostra bombola d’ossigeno che e’ obbligatoria per chi affronta il cammino inca, è iniziata la nostra lunga camminata di 12km su per le montagne per arrivare alla porta del Sol e quindi Machu Pichu. Dopo circa 20 minuti abbiamo incontrato il primo insediamento “Chachabamba”. La prima parte del cammino si è snodata attraverso un sentiero costruito ad arte da questo popolo tanto da durare fino ad oggi. Circa 4 ore e ½ ammirando orchidee dalle forme e dai colori più strani, piante della foresta pluviale dalle forme bizzarre, pappagalli, colibrì e quanto altro madre natura si è divertita a seminare su queste montagne e nella valle sottostante. Per alcune ore durante la salita lungo il sentiero ci ha accompagnato una pioggerella molto fina, normale in questa zona del Peru’ preamazzonica. Dopo circa 5Km siamo arrivati a Wynay Wayna, che letteralmente significa “eternamente giovane”, e visto lo stato di conservazione, non poteva chiamarsi diversamente; qui abbiamo riposato alcuni minuti visitando con calma il sito e degustando alcune berrette energetiche. Da qui circa un’altra ora di cammino prima di arrivare a campo1 per una sosta più lunga che ci ha consentito di rifocillarci. Il sentiero finora affrontato e’ stato ricco di ponti tibetani, scalinate di granito e sentieri disegnati nella montagna; dobbiamo ricordare che questo popolo oltre ad avere realizzato siti urbani magnifici ha anche costruito 6000km di strade, percorribili ancora oggi.
Finalmente una sosta di 1 ora e ½ ci ha consentito di mangiare, cambiarci e riposarci per intraprendere poi l’ultima parte del nostro cammino; a 500mt dal campo1 abbiamo incontrato i terrazzamenti d’Inti Pata, di recente scoperta. Dopo circa 2 ore abbiamo affrontato l’ultima scalinata per superare “Intipunku”, più conosciuta come Porta de Sole.

Machu Pichu

Dopo il passaggio della porta, lo spettacolo davanti a noi ci ha lasciato senza parole: eccoci a Machu Pichu, ultima roccaforte del popolo Inca. Superata l’emozione abbiamo immortalato il momento con decine di foto; beh il sacrificio che abbiamo affrontato valeva proprio la pena. Al decimo giorno di cammino del nostro viaggio, invece di trovarci come Dante in una selva oscura, ci siamo trovati davanti al simbolo, per alcuni versi emblematico, del Perù antico e moderno. È stato meraviglioso percorrere la stessa strada su cui si muoveva il popolo Inca per arrivare a Machu Pichu provando un’emozione così forte davanti a tanta maestosità. È quasi il tramonto quando abbiamo iniziato la discesa per arrivare ad Aguas Caliente, punto d’arrivo dopo le fatiche di tutta la giornata. Dopo un buon riposo e un’ottima colazione è ora di addentrarci meglio all’interno del sito. Partendo dal tempio del sole abbiamo visto come venivano regolate le loro giornate con l’orologio solare, abbiamo visitato le abitazioni, i granai, i templi e tutto ciò che una civiltà civile del tempo poteva avere, perfino la cava d’estrazione del granito per le costruzioni su un fianco della montagna. Un complesso urbano sorprendentemente integro con poche costruzioni andate distrutte, infatti gli spagnoli nella loro furia distruttrice saltarono questo sito sia perché ben nascosto dalla vegetazione circostante, sia perché, come crede la gente di questi posti, intervennero forze soprannaturali che gli stranieri passarono nella gola sottostante senza accorgersi di nulla…. Finita la visita, durata quasi tutta la giornata, abbiamo avuto un po’ di tempo per riposare prima di ripartire per Cuzco: rientro affascinante effettuato con un treno a gasolio, unico mezzo meccanico che può arrivare fin qua. Visita della città di Cuzco che parte dal Cristo Blanco che sovrasta la città, donato nella seconda guerra mondiale dagli arabi come ringraziamento per l’aiuto fornito ai propri soldati; da qui verso i siti di “ Saqsaywaman, Q’Enqo, Pukapukara, Tamboma chay”. Nel sito di Tambomachay, o tempio dell’acqua, è curioso notare come ancora oggi non si riesce a capire da dove nasce il flusso d’acqua continua che sgorga in questo tempio: probabilmente l’aggettivo “ingegnoso” a questo popolo va un po’ stretto.
Dopo pranzo abbiamo visitato la splendida cattedrale con oltre 3000 dipinti dell’epoca coloniale, il museo inca all’interno di un vecchio monastero e per finire l’antico convento di Santo Domingo “ Qorikancha”, costruito su un tempio inca di cui si notano le mura composte di grandi blocchi di granito incastrati fra di loro; anni fa ci sono stati forti terremoti in questa zona e l’unica parte che e’ crollata del convento è stata la parte coloniale…. La giornata è terminata con gli acquisti nel famoso quartiere di SanBlas. Tanto per non farci mancare nulla abbiamo anche provato l’emozione del rafting sul fiume Urubamba. Esperienza fantastica tra natura incontaminata, montagne da toglierti il fiato e insediamenti inca posti a guardia del canyon. Dal rafting la nostra prossima destinazione e’ Puno, circa 8 ore di trasferimento passando per Andahuaylillas, dove abbiamo ammirato una bellissima chiesetta del XVII secolo decorata in stile barocco; Raqchi per visitare il tempio “Viracocha”, un enorme complesso con 5000mq di mura con un tempio che si sorreggeva con 22 colonne circolari. Dopo esserci fermati per pranzo a Sicuani siamo ripartiti alla volta di “ La Raya”, misero posto per turisti sicuramente da evitare! Nel tardo pomeriggio eccoci arrivati a Puno e subito la nostra guida ci ha comunicato un cambio di programma a causa di uno sciopero che interesserà i trasporti nei prossimi 2 giorni, normale per il Perù. A Puno la principale attrazione è il lago Titicaca, il più alto del mondo, dove vivono le famose popolazioni delle isole galleggianti che sono costruite interamente con le piante di giunco che crescono nel lago in gran quantità. Su ogni isola vivono dalle 7 alle 10 famiglie e tutti contribuiscono al sostentamento della collettività; da qui, dopo circa 2 ore e ½ , siamo arrivati all’isola più grande del lago “Taquile”, isola naturale non fatta di giunco: ad attenderci l’autorità più alta in grado del paese che ci dà il benvenuto e a cui dobbiamo pagare una sorta di tassa d’ingresso che, ci spiegano, serve al mantenimento dell’intero paese. Dopo un giro nel piccolo paesino abbiamo banchettato con un tipico pranzo locale a base di zuppa e pesce. Rientrati sulla terra ferma abbiamo avuto il tempo solo di preparare le valigie per ripartire, evitando così i blocchi dello sciopero, alla volta di Chivay, paesino a 3633mt all’interno della valle del Colca.
Nella mattinata ci ha raggiunto la nostra guida Carmen per accompagnarci in un giro della valle attraverso piccoli villaggi montani e mirador dove abbiamo potuto apprezzare gli immensi terrazzamenti dell’età inca: essi occupano un’estensione di 9000kmq che all’epoca erano tutti coltivati, al contrario di oggi dove solo 5000kmq sono lavorati e naturalmente grazie ad un ingegnoso sistema di canali i terrazzamenti erano e sono tutti perfettamente irrigati. La giornata è andata avanti attraverso spettacolari scorci che questa valle offre a chi viene a visitarla. Ore 7.00 del mattino: “Cruz del Condor”, tappa obbligata per poter vedere il padrone di casa che ha anche dato il nome alla valle e cioè il Condor. Naturalmente come padrone di casa ha i suoi ritmi è quindi abbiamo dovuto attendere circa 1 ora prima di vederne uno. L’attesa è stata ripagata pienamente visto che poi siamo stati sommersi da questi fantastici animali che sfruttando le correnti ascensionali che attraversano il Canyon, si librano nel cielo regalandoci uno spettacolo senza parole; a pochi metri dalle nostre teste ci hanno studiato per diverso tempo prima di sparire definitivamente. L’apertura alare di questi uccelli gli permette di raggiungere una dimensione di 3mt e 25cm…. Conclusa in bellezza quest’escursione nella valle ci dirigiamo ad Arequipa, una città che e’ stata molto influenzata dall’Europea.

Arequipa

Al contrario delle città o paesi visti finora, Arequipa si sta avviando, se pur lentamente, ad un’occidentalizzazione che stona certamente con la cultura di questo popolo. Carmen (la guida) ci ha portato in giro per la città facendoci vedere da uno dei mirador uno spettacolo naturale senza eguali: i tre vulcani che la circondano “Chachani, Misti, PichuPichu”. Uno dei simboli della città è il monastero di Santa Catalina dove nell’epoca coloniale erano mandate, secondo le tradizioni del tempo, le secondogenite dei nobili spagnoli per divenire suore. Al contrario della primogenita a cui spettava un matrimonio, naturalmente combinato con un ricco nobile, ovviamente anziano, la terza invece doveva dedicarsi al sostentamento dei genitori fino alla loro morte. E ci lamentiamo dei genitori d’oggi….
Il monastero, che e’ uno dei più grandi al mondo misura 5000mq di grandezza, è suddiviso come un piccolo villaggio, con strade, giardini, piazze… Finita la visita al monastero ci spostiamo alla cappella di San Ignacio, splendidamente decorata da colori vivaci e con una particolarità: le immagini rappresentate non hanno nulla di cristiano, ma rappresentano gli animali e i fiori dell’amazzonia. Probabilmente chi le ha realizzate ha pensato di inserire tra le raffigurazioni elementi della vita quotidiana degli Inca, per non spaventarli e per avvicinarli alla cultura cristiana. Terminata la visita della città, e dopo aver salutato la nostra guida, siamo tornati in hotel a riposarci visto che il giorno dovremo affrontare un lungo viaggio. Attraverso la “Pampa”, un arido paesaggio desertico, dopo nove ore finalmente siamo giunti a Nazca. Piccolo paese reso noto alle cronache per le famose linee che furono scoperte per caso dall’americano Paul Kosok che sorvolando il deserto vide enormi solchi e pensò che fossero canali d’irrigazione, al contrario aveva compiuto una delle più intriganti scoperte degli ultimi cinquanta anni. Eccoci alle 08: 30 all’aeroporto di Nazca davanti al nostro piccolo aeroplano. Dopo aver sbrigato le formalità del caso dopo dieci minuti dal decollo abbiamo raggiunto la quota di 300m e siamo riusciti a scorgere le prime linee: triangoli, trapezi incredibilmente precisi ed enormi. La prima figura avvistata è l’astronauta, subito dopo la lucertola, la scimmia, il cane, il condor, il ragno, il colibrì, il pappagallo e tante altre ancora. Il sorvolo è durato circa 40 minuti ed è stato fantastico anche se c’e’ una domanda che ci accompagna ancora oggi: come siano stati realizzati tali disegni così precisi e grandi restando a terra senza poter vedere realmente la figura completa? Questo e tanti altri sono gli enigmi legati a queste linee che gli studiosi di tutto il mondo cercano di risolvere senza alcun esito fin dalla scoperta delle linee; si sono sviluppate numerose teorie, ma nessuna ha svelato il loro segreto. Questi e tanti altri sono i rebus che questa fantastica civiltà ci ha lasciato in eredità; senz’altro, quasi giunti al termine del nostro viaggio, possiamo affermare che abbiamo apprezzato l’ingegnosità e la magia di questo popolo che, come purtroppo è accaduto nella storia evolutiva, è stato cancellato da un altro popolo che riteneva d’essere superiore, non pensando di aver distrutto una civiltà che per quei tempi era nettamente al di spora di tutto e di tutti. Da Nazca nel primo pomeriggio ci spostiamo per pernottare in un’oasi vicino Ica. Presi dall’euforia delle grandi dune di sabbia presenti, con tavole da snow board ci lanciamo in evoluzioni da surfisti. Ica è la tappa d’avvicinamento a Paracas dove, dopo un’ora di macchina, con un piccolo motoscafo partiamo per l’ultima escursione del nostro viaggio: le isole Ballestas. Rese famose dal “candelabro” perché realizzato con la stessa tecnica delle linee di Nazca e come loro enigmatico; oltre a questo le isole presentano diverse colonie di gabbiani, cormorani, leoni marini, pinguini e tantissimi altri uccelli marini. A questo punto il nostro lungo viaggio iniziato il 3 settembre 2005 è giunto al termine; che dire è stato semplicemente fantastico, molto colorato e soprattutto educativo. Per terminare utilizzerò una frase di un gran centauro dei nostri tempi:
“ Che spettacolo”.
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Antonio
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