Il Natale in Perù

Racconto di viaggio in Perù

Le feste nella varie zone del paese andino

Nella sierra si odono arpe, violini e quenas (flauti) nei pressi di presepi di paglia e statuette d’argilla. I parrocchiani assistono alle feste con vestiti colorati e pregano il Bambino Manuelito, nome che risale all’arrivo dei chierici spagnoli. La chiesa si riferiva nelle sue omelie a “Emmanuel” che significa ”Dio è con noi”, ma la parola cambiò di significato, con il trascorrere del tempo, nel nome di Manuel o Manuelito e si radicò in molte regioni della sierra e con questo nome si identifica il Bambin Gesù.

Ayacucho

Ad Ayacucho (nelle Ande centrali) festeggiano la natività con oggetti artigianali della zona, piatti tipici e gruppi di danzatori, musica e personaggi mascherati che percorrono le vie con grande enfasi e, allo stesso tempo, con un fervore religioso che caratterizza la città dalle 33 chiese.
La festa si protrae fino al 6 di gennaio, quando si celebra l’arrivo dei Re (Re Magi), data nella quale i gruppi di ballerini danzano durante tutto il giorno, prima che le decorazioni della Natività vengano riposte per l’anno successivo. E’ celebre anche la messa in onore al Bambino Victor Poderoso di Andamarca, con fuochi dove si bruciano offerte e la tradizionale gara dei cavalli da passeggio.

Abancay

Nella cittadina di Abancay, capoluogo del dipartimento di Apurímac, è famosa la festa tradizionale della Huaylila che si celebra il 25 dicembre con una processione durante la quale si compie il Tiachiri: offerta di cibo e bevande, adorazione e venerazione del Bambin Gesù e concorso di danze con costumi rilucenti. Ad Abancay, Andahuaylas e San Jeronimo la popolazione celebra l’arrivo dei Magi con la “Danza de los Negrillos” (Danza dei negretti), che ballano per tutta la settimana visitando differenti luoghi e istituzioni per venerare il Bambin Gesù.

Huancavelica

Gli abitanti di Huancavelica ballano le Galas, Layqas o Tuscup, danze pagano religiose di origine medioevale, competitive e associate al demoniaco dove si dimostrano le abilità di illusionismo e che hanno luogo fra il 22 e il 27 dicembre. I Tusuq o Layqas, predecessori dei danzatori di forbici e considerati sacerdoti, divinatori, stregoni e curanderos, erano personaggi molto rispettati dal popolo. Gli spagnoli, incapaci di sradicare la cosmovisione e la mitologia andina, accettarono i suoi costumi alla condizione che danzassero in onore del Dio occidentale e partecipassero ai riti della religione cattolica.

Cusco

A Cusco si ascoltano le melodie in quechua fin dall’inizio di dicembre perché i mezzi di comunicazione si incaricano di diffondere ogni giorno il ritmo del huayno andino. Il 24 dicembre la Plaza de Armas diventa una grande fiera dove si aggruppano artigiani, pastori e contadini di tutta la regione per celebrare il Santiranticuy o acquisto dei santi. In questa occasione vengono offerti lavori di argento, ceramica, tela, piume, legno e pietra. Le figure rappresentate sono i Niños Manuelitos e i Niños del Espino. I presepi, con motivi andini e componenti di flora nativa si possono acquisire maggiormente durante una fiera denominata “qora qhatu”.

Puno

Durante le celebrazioni natalizie di Puno è ricordata la nascita di Gesù, ma molte famiglie mantengono l’usanza di leggere le foglie di coca, dopo la notte di Natale, predicendo il futuro. Qui si organizza la fiera del Wawa Q’ato o “Fiera dei Bambini” nella quale si vendono presepi fatti dagli artigiani della regione. A Puno si concentrano gli artigiani di diversi settori, come ceramisti, artigiani della paglia e anche commercianti che vendono adorni e altri elementi natalizi. In alcuni villaggi della zona si compiono riti di offerta alla terra con sacrifici di animali.

Nei villaggi della zona di Huancabamba, a Piura, i giovani organizzano viaggi per visitare i differenti presepi che si preparano nelle case, con canti natalizi composti dagli stessi comuneros. La vigilia del Natale, gli abitanti indossano pelli di vacca foderate e con queste rincorrono i bimbi che si trovano nella piazza, intanto che altri gruppi nascondono i Bambini Gesù affinché, una volta vinte le “vacche”, tutti cerchino i Bambini Gesù sperduti. Chi trova un Bambino Gesù è nominato padrino della Natività per il prossimo anno.

Chachapoyas

A Chachapoyas e in altri villaggi della regione Amazonas, escono “Le Pastore”, gruppi di collegiali travestite con abiti tipici della zona, come gonne con cinture colorate e cappe bordate. Queste ragazze portano un Bambin Gesù riccamente vestito e ballano e cantano. Le Pastore passano da una chiesa all’altra ogni settimana e la gente si raduna attorno a loro accompagnando la sfilata fino alla prossima chiesa, dove si recita il rosario o una novena, collocando il Niño nel presepe della chiesa. Le chiese fanno a gara per allestire il miglior benvenuto alle Pastore.

Per le feste natalizie di Cajamarca, gli abitanti realizzano attività complementari come recite e presentazioni di danze folcloristiche. Mettono in scena anche la drammatizzazione della “Natività Peruviana”, basata sulla storia della nascita del Bambin Gesù, versione che adattano alla realtà e ai costumi locali, con musica e danze peruviane simili ad un Atto Sacramentale.

La regione della Valle del Mantaro, a Junín, permette al visitatore di osservare la diversità dei costumi attraverso danze e stampe che rappresentano la “Adorazione del Bambino” e che si tengono nell’ultima settimana di dicembre e la prima di gennaio. A Concepción si celebra la scena dei “Pastorelli”, nella quale un gruppo di giovani, ballando al suono della musica, rappresenta i pastori di Betlemme e la venerazione e adorazione del Bambin Gesù. “La Huayligía” si celebra principalmente a Jauja e Yanamarca con una danza pastorale eseguita solo da ragazze nubili. “I Pastori del Canipaco” si celebra a Chongos Alto, dove il personaggio principale è un pastore riccamente vestito con la sua compagna. Entrambi danzano accompagnati da altri personaggi, “I negri” il cui obbligo è di servire i danzatori.
Nel Convento di Santa Rosa di Ocopa, a Concepción e nella Chiesa Matriz di Sicaya si costruiscono i presepi più belli e affascinanti della Valle del Mantaro per i dettagli e gli effetti che vengono riprodotti artisticamente. Inoltre, sono visitati alla vigilia di Natale da gruppi con orchestre e danze folcloristiche.

La Natività a Tarma è conosciuta per la peculiarità e il colore delle sue danze, le stesse che sono composte da tre parti principali: l’ingresso o allegro pasacalle, l’adorazione e offerte al Bambin Gesù e il saluto o finale della coreografia. Fra queste risaltano la Poguedanza, che si realizza alla vigilia di Natale e che dura fino al nuovo anno nel distretto di Palcamayo, dove si offre al Bambin Gesù una coreografia speciale al suono della tinya e del pincullo. La Quiulladanza ha luogo nel distretto di San Pedro de Cajas e si tratta di una danza agricola sulla nascita del Bambin Gesù.

Nella zona alto andina del dipartimento di Tacna, si svolgono riti e costumi che datano vari secoli, fra i quali risalta la celebrazione di Tarata. Nel giorno centrale gli abitanti salgono nel pomeriggio al monte tutelare Pucará, portando con sé pannocchie, patate e fave, prodotti dei loro campi che lasciano sulla cima come offerta e ringraziamento alla benedizione concessa dal “Tatito” (Dio) per il buon raccolto. La salita è accompagnata dalle zampogne e da canzoni natalizie. I notabili, eletti l’anno precedente, offrono pisco e chicha di mais. Alcune ore più tardi, i fedeli ritornano al villaggio e alcuni di loro vanno a casa dei notabili per continuare a bere e a ballare fino a notte fonda.

A Ticaco, distretto della provincia di Talara, si prepara chicha e si cuce la veste del Bambin Gesù cinque giorni prima del 25 dicembre. Il 24 nel pomeriggio, gli abitanti portano fiori e frutta della zona per adornare i presepi. Il giorno seguente, molto presto, le figlie nubili con bambini si dirigono con un gruppo di amici verso Talara, portano i propri figli a messa e celebrano al ritorno con canzoni natalizie in ayamara. Il bimbo Manuelito, condotto in una urna di legno, arriva a Candarave dopo aver percorso per vari giorni diverse fattorie della zona. Uno degli accompagnatori suona un piccolo flauto imitando il vagito di un bambino e percorrendo il villaggio di casa in casa, mentre tutte le famiglie si avvicinano a baciare le sue vesti offrendo piccoli ponchos, cappelli, scarpe, frutta e prodotti del luogo. In questa occasione si riconta il bestiame, lo si marca e poi si procede alla tinca, usanza che consiste nell’aprire una buca nel recinto degli animali dove si depositano amuleti e figure di animali adornati con coca e cinte che vengono poi cosparse di aguardiente.

di Gabriele Poli
[print-me target=”#post-%ID%”]